Gianni Purin, artigiano ed artista, scomparso a 91 anni a Bolzano

Scompare con Gianni Purin, morto in questi giorni a Bolzano a 91 compiuti, un artigiano, pittore, scultore originalissimo. Veneto ma cresciuto nella città del Talvera, Purin, persona modesta e affabile, aveva notevoli spunti artistici, che si esprimevano sia a livello pittorico sia plastico-scultoreo, con creazioni in metallo, dove tematicamente l'interesse di Purin, ancora molto giovane negli anni Cinquanta e nei primi Sessanta, si rivolgeva soprattutto all'esplorazione dello/nello spazio, agli interrogativi cosmologici e cosmogonici, alle domande (che peraltro si ponevano già Giordano Bruno e Cyrano de Bergerac) relativamente alla vita in/su altri pianeti, quando l'esistenza di vita intelligente sulla sola terra sembra decisamente un'assurdità o comunque un'eccezione incomprensibile; pur se sappiamo che nel sistema solare la vita (anche quella non propriamente "intelligente" è resa difficile da condizioni chimico-ambientali profondamente diverse) ciò non sarà il caso in ogni parte del cosmo.  

Non volendo qui differenziare in modo duramente "dicotomico" tra arte e artigianato, sarà però da dire che Purin, nato artigiano, ha già in sé una propensione per l'arte, propensione che negli anni si sviluppa, anche per opera di qualche "mecenate" (qualche collega, qualche gallerista) e diventa quindi "per sé" (fuer sich, hegelianamente) attuandosi, realizzandosi nella creazione di opere. E Purin ha avuto varie soddisfazioni, in specie negli ultimi decenni, con varie mostre personali anche importanti, a Bolzano, ma, per esempio, anche nella collettiva importante realizzata a Fortezza. Da ringraziare, in specie, il collega artista Marius Spiller, decisamente più giovane,  che ha aiutato Purin in maniera determinante.      

Eugen Galasso 

Patchwork, only (or all is) patchwork

Vari esempi di "patchwork" nella produzione artistica contemporanea: dall'arte dei collages o dei materiali incollati per le arti visive, dalla contaminatio tra diversi generi musicali (rock pop e musica classica, per esempio, oppure jazz e sinfonia, musica strumentale e cantata, altro ancora), così anche in teatro: ne è ottimo esempio nella selva di Gallignano, nel comune di Ancona, un curioso spettacolo teatrale, composto da una commedia ("farsa" tecnicamente, ma dagli alti intenti, di Federico Garcia Lorca, "La zapatera prodigiosa" (La calzolaia prodigiosa), mentre lo spettacolo, che si chiama "... e fu così che dalla Selva spuntò un somaro, un sospiro e una stella!",  compone il testo lorchiano, che è una riflessione sull'amore e i suoi fantasmi-riflessi impropri, ma contiene al suo interno la grande leggenda di Ovidio su Dafne e Apollo, ossia "dei legami d'amore", ma anche un monologo (quello del"caballero") tratto dal "Don Juan" di Molière, musiche varie, ma il cui nucleo forte sono due brani della cantautrice ed etnomusicologa sarda Marisa Sannia, (non a caso studiosa di Garcia Lorca ... tout se tient), oltre ad alcune notevoli performances con l'accordéon.

Ma non è finita: c'è anche una vera e propria lezione, con tratti umoristici ma anche seri, sull'astrologia, a cura di Paolo Cortucci, astrologo diplomato in England e docente di astrologia.

Il tutto a cura dell'Associazione culturale "I Trucioli", regia e ideazione di Gemma Scarponi, con la collaborazione fattiva del Centro Botanico "Selva di Gallignano", della Politecnica delle Marche, Facoltà di Agraria, nella bellissima (non troppo conosciuta, ma straordinaria) Selva di Gallignano.

Patchwork, only (or all is) patchwork, come ama dire chi scrive, ma corrisponde alla fattualità, pe così dire.    

Eugen Galasso

Michael Cimino, regista di grandi film, è scomparso

Il regista e autore cinematografico newyorkese di origini italiane Michael Cimino è morto a 77 anni: ricordiamo i suoi film migliori, "The Deer Hunter" (Il cacciatore, 1978), "Heaven's Gate" (i cancelli del cielo, 1980) e "Desparate Hours" (Ore disperate, 1990). E' stato autore controverso, "difficile", favorendo molte interpretazioni diverse del suo cinema, con vari fraintendimenti, come è successo in particolare per "Il Cacciatore", che qualche critico aveva lettore come esempio tipico dell'imperialismo USA e della superiorità della razza bianca, quando invece esso non ha affatto un "messaggio", tantomeno di questo tipo, ma rimane un esempio di cinema "alto", caratteristico di una ricerca culturale-artistica polisemica per eccellenza, che favorisce tante letture diverse, proprio perché intimamente problematica.

Già sceneggiatore, Cimino, laureato in arti visive, era passato alla regia nel 1974 con "Thunderbolt and Lightfoot" (Una calibro 20 per lo specialista), film di grande perizia anche tecnica, con un grande interprete come Clint Eastwood.

Eugen Galasso

In scomparsa di Elie Wiesel

Scompare un faro del pensiero ebraico e della letteratura mondiale, un poliglotta totale (nella migliore tradizione ebraica) nonché un vero testimone del nostro tempo, Elie Wiesel, che ci ricorda l'Olocausto e la persecuzione eterna di cui l'Ebreo è sempre stato vittima.

Nato nel 1929 in Romania, da genitori ebrei e da sempre cultore della cultura ebraica, Wiesel, che visse la Shoah a Buna, succursale di Auschwitz e poi a Buchenwald, ha espresso come giornalista e come scrittore la perennità di quel "bando ebraico" che ci ricorda l'orrore del nazismo e in genere di tutti i regimi fondati sull'intolleranza.

Scrittore da sempre, nel 1958 Wiesel diviene un grande nome della letteratura con "La Nuit" (la notte), volume prefato da François Mauriac, grande scrittore cattolico. Seguono "L'Aube" (L'Alba, 1960), "Le Jour" (Il giorno, 1961), "La ville de la chance" (La città della fortuna, 1962), "Les chants des morts" (in italiano tradotto come "L'Ebreo errante", 1966), "The Golem" (Il Golem, 1986), "Les Juges" (I giudici, non tradotto in italiano, 1999), "Rashi" (Rashi il commentatore, 2009), libro su Rachi ben Eliezer, figura chiave della cultura ebraica non solo medievale, grande studioso ed esegeta della Torah e del Talmud.

Wiesel, autore e divulgatore di cultura, premio Nobel nel 1986, con la sua Fondazione e come persona, rimane un grande testimone, uno "scrutatore" dei "Giusti", colui che ci ricorda gli orrori del Novecento, che nascono da lontano. Emblematico il suo apologo in cui, ad un interlocutore che gli chiede dove sia Dio, sente una voce interna che gli risponde: "Dov'è? Eccolo là, appeso a quella fune".

Eugen Galasso

Un nuovo cinema a Bolzano, ma con una bella aria d'epoca

Passato, presente e futuro, a parte le non peregrine riflessioni orientali, di Agostino d'Ippona e Bergson sull'anzidetta tripartizione del tempo, si intersecano sempre.

Così un Ciné-Museum, in via J. Kravogl 8 di Bolzano (Bolzano Sud, zona industriale), con macchine di proiezione "d'antan", ci dà il senso del passato del cinema, del suo oggi e del suo futuro, in chiave di ologramma, di post-cyber, di...

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Apertura martedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle 9 e 30 alle 12 e dalle 15 alle 18. Ingresso: 5 Euro per adulti e 2 Euro per ragazzi/e. Il tutto si deve alla giustamente caparbia volontà di Natalino (Noe"l) Bernato, storico proiezionista e gestore di cinema, oriundo, nato in Belgio ("la libre Berlgique", vien da dire) che, dopo aver operato come proiezionista in Belgio, ha lavorato in quasi tutti i cinema bolzanini, di Laives, di Merano. Per informarti questi i riferimenti dei refenti: N. Bernato 342.4497066, Alessandro Di Spazio (regista) 339.4497066.

Eugen Galasso

La "follia" : "Qualcuno volò sul nido del cuculo" rimane un impagabile fonte di riflessione. E' di scena in questi giorni a Lana.

"Einer floh ueber das Kuckusnest ("Qualcuno volò sul nido del cuculo", ma nell'originale inglese-american english - di Ken Kesey "One flew over the Cuckoo's Nest", 1962), film celebre di Milos Forman con un super-Jack Nicholson, degli anni Settanta, è anche testo teatrale nella versione di Dale Wasserman.

Se all'epoca ma anche recentemente il film faceva l'"en plein", ora anche varie versioni teatrali rivivono, dopo quella del TSB di Marco Bernardi negli anni Ottanta: ora è la volta di Thomas Hochkofler, che ripropone otto volte il testo nel Giardino dei Francescani di Lana, con la prima l'8 luglio e varie proposte nel corso del mese-inizio ore 21.

Problematica importante quella trattata da parte di Kesey (1935-2011), grande esponente della coontrocultura USA ("ero toppo giovane per essere un beatnik, troppo vecchio per essere hippie"), che ripropone l'esistenza della cosiddetta "follia", che è tale solo quanto si sottrae alla "normalità" nel pensiero e nel comportamento...

Una forma di irreggimentazione insopportabile di persone, non di rado completamente innocue, che mettono solamente in crisi "le menzogne della civiltà" (Max Nordau).

Eugen Galasso

Tributo ai Led Zeppelin a Firenze

Stairway to Heaven; Tribute to "Led Zeppelin" con il gruppo rock "Norge" e l'Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Questa "via nelle stelle al cielo" con la band "Norge" (era il dirigibile costruito da Umberto Nobile per la riuscita esplorazione del Polo Nord, 1924) segna la felice contaminazione tra il rock (appunto dei "Norge", che da vent'anni propongono esclusivamente il repertorio dei "Led Zeppelin", come il grande gruppo di Plant e Page si ispirava ai dirigibili germanici d'inizio Novecento) e la musica sinfonica.

Il saggio finale 2016 della scuola di teatro di "Teatro Blu" a Bolzano

Per parlare dell'ultimo spettacolo messo in scena in questi giorni a Bolzano da Nicola Benussi, sento necessario partire un po' da lontano e introdurre il tema con la citazione "La vita è un teatro, dove ognuno recita una parte, spesso male", tratta da una delle ultime interviste di Giorgio Albertazzi, allora impegnato nella ripresa di "The Tempest" (la tempesta) di Shakespeare. Un testo formidabile, che corrisponde a una vera rivoluzione copernicana, per cui il teatro diventa vettore di una concezione del mondo (Weltanschauung), che si trova poi-poco tempo dopo-in "La vida es sueno" di Pedro Calderon de la Barca, non molto dopo in Goldoni, vario tempo dopo in Pirandello-quanto dirà poi la filosofia idealistica e, con notevoli diversità, quella di Schopenhauer, per cui la realtà è "un velo di Maja", è quasi "anticipato" dalla riflessione e dalla prassi teatrale. (read more_clica sul titolo)

Giorgio Albertazzi scompare a 92 anni. Un attore, un promotore di cultura che non si dovrà dimenticare

Giorgio Albertazzi, demonizzato per la sua giovanile (aveva vent'anni) appartenenza alle "Brigate nere" della RSI (ma non c'era anche un Nobel che aveva frequentato in gioventù queste parti politiche?), quando invece vi era entrato per giovanile anarchismo, un po' confuso (a quell'età), muore a 92 anni compiuti (sarebbero stati 93 in agosto), dopo aver lasciato al teatro, al cinema, alla TV prove incredibili come attore, regista e sceneggiatore-autore di tanti testi teatrali e non.

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