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Storia e ricerche

Storia e ricerche (7)

Occasioni culturali in Alto Adige in questo settembre

Ancora importanti iniziative sulla Riforma, così importante in Sudtirolo, dove per secoli c'è stato un vero boicottaggio: il 15 settembre, a Merano, nella chiesa evangelica alle 15, in collaborazione con il cinema comunale e l'"Erzaehlcafè" (caffè narrativo) si vedrà "Alles fuer die Wahrheit", dedicato al riformatore praghese (vissuto tra 14° e 15° secolo, dunque ben prima di Lutero) Jan Hus, bruciato sul rogo, perché "pericolosamente" contrapponeva i Vangeli alle indulgenze e al relativo "baraccone".

Lo stesso 15, alle 20, ma a Bolzano (parimenti chiesa evangelica) i "Chamber Singers" cantano la spiritualità nordamericana e inglese, in una prospettiva ecumenica, ossia di comunità tra le diverse confessioni religiose cristiane. I "Chamber Singers" sono attivi da ormai un quarto di secolo a Plymouth, in Massachusetts.

Dal 15 al 17 settembre, (e qui si prega di prenotarsi) sul Renon, presso la casa della famiglia, si discute sull'eventuale "eroismo" della testimonianza di Lutero.

Dal punto di vista musicale e artistico a Bolzano prosegue in diversi "luoghi deputati" "Transart", rassegna inter e, appunto, transartistica, e il 2° festival pianistico, appunto "Piano-Festival", presso il Conservatorio del capoluogo.

Eugen Galasso

A Castel Tirolo il convegno "La Riforma protestante nel Tirolo e nel Trentino" dal 7 al 9 settembre

Dal 7 al 9 di settembre a Castel Tirolo si svolge il convegno "La Riforma protestante nel Tirolo e nel Trentino".

Finalmente, bisogna dire, visto che sia in Tirolo sia in Trentino la libertà di coscienza nell'interpretazione dei Testi Sacri non ha mai avuto molta fortuna. Se Michael Gaismayr, riformatore e "socialista utopico" (il Muenzer del Tirolo, dice qualcuno) fu ucciso vigliaccamente nel 1525, se più di un secolo prima un forse-riformatore come Rodolfo Belenzani, di origini aristocratiche, finì anch'egli molto male, solo ora si inizia a parlare di Riforma, se pure in modo molto tenue...

Nel Tirolo dominato dall'eroe ipercattolico e integralista Andreas Hofer e nel Trentino per anni (ora non più) anch'esso iperclericale che si torni a parlare di Protestantesimo e Riforma è già qualcosa, ma certo non basta...

Eugen Galasso

Le previsioni di Almarik sulla fine dell'URSS

Se si rilegge l'aureo libretto di Andrej Amalrik "Sopravviverà l'Unione Sovietica fino al 1984?" (in italiano Roma, Coines edizioni e Alexander Herzen Foundation, Amstel 268, Amsterdam, 1971, mentre l'originale è di due anni prima, aprile-maggio-giugno 1969) ci accorgiamo subito di alcuni problemi: prima di tutto, nel volume l'allora trentenne storico (nato nel 1938, morto nel 1980 a causa di un incidente stradale, ma dopo anni di passati in detenzione per motivi politici), dissidente russo (sovietico, ma non per appartenenza ideologica) ci accorgiamo che le previsioni e la futurologia devono essere maneggiate con un po' di prudenza. 

La sorte dei soldati italiani in Russia nella II Guerra Mondiale

La sorte dei soldati italiani in Russia nella II Guerra Mondiale

 « Seconda Guerra Mondiale: la sorte dei  prigionieri italiani in Russia. Forse ora si può conoscere la verità»

1. Memorie

La strana storia del soldato B. Da Bolzano ai campi di prigionia di Stalin.

Oltre il danno la beffa. Quando tornò dalla prigionia in Russia, nei campi di lavoro e rieducazione politica di Stalin, non tornò subito a Bolzano, ma volle passare dal paese d'origine, in una valle trentina. E ci riuscì, dopo una vera e propria odissea ferroviaria. Era inverno, molti erano i chili,  di carne e sangue, le forze lasciate in Russia. 

La Legione cecoslovacca nella Grande Guerra

La Legione cecoslovacca nella Grande Guerra

PAGINE INEDITE SULLA GRANDE GUERRA IN REGIONE

 "L'armata silente. Imprese ed eroismi di irredenti adriatici e cecoslovacchi sul Lago di Garda". Questo il titolo dell'ultima ricerca sulla Grande Guerra firmata dal bolzanino Corrado Pasquali che da tempo si dedica allo studio e all'approfondimento di vicende che si sono consumate, su vari fronti, a cavallo dei cruciali anni 1914-1918. L'autore da sempre attento all'irredentismo adriatico o tridentino questa volta ha concentrato la sua attenzione sulle vicissitudini della Legione cecoslovacca (più di 25.000 uomini) che si schierò con gli italiani per la liberazione dalla dominazione austro-ungarica.

Arruolati loro malgrado nell'esercito asburgico, allo scoppio della guerra i soldati cecoslovacchi o scelsero la via della diserzione oppure si lasciarono sopraffare dai nemici. Disertori o prigionieri, i cecoslovacchi diedero vita a formazioni autonome che combatterono contro gli imperi centrali ad esempio, nel settembre del 1918, sul Doss Alto, posizione di considerevole importanza strategica tra Adige e Garda. Qui la VI Divisione composta esclusivamente da soldati cechi sostenne e respinse gli attacchi austriaci al comando del generale Andrea Graziani. Alcuni di loro presi prigionieri, furono processati come traditori e impiccati. Al termine del conflitto, nel dicembre del 1918, l'intero corpo ristrutturato in corpo d'armata venne infine ricondotto nella patria liberata.

Riflessioni dopo un saggio di Vincenzo Calì su Cesare Battisti e la Grande Guerra

Riflessioni dopo un saggio di Vincenzo Calì su Cesare Battisti e la Grande Guerra

 Un saggio dello storico Vincenzo Calì, a lungo direttore del Museo del Risorgimento e della lottà per la libertà (oggi Museo Storico) di Trento, su "Cesare Battisti: la tragedia, la memoria, l'eredità. Cent'anni dopo il 24 maggio 1915", che è il numero monografico de "Il Margine", anno 35 (20159, n.5), ripropone i dilemmi dei socialisti, non solo di Battisti, di fronte alla questione nazionale, ma anche alla guerra:

A) Battisti, come tutti o quasi i socialisti del suo tempo (francesi, italiani, germanici, austriaci e di altre nazionalità) e forse di sempre, tendeva a un superamento della/e nazionalità ("L'operaio non ha patria", Karl Marx dixit e Marx per i socialisti del tempo era ancora determinante, pur se con varie "revisioni"), ma al tempo stesso era giustamente convinto dell'italianità del Trentino (non del Suedtirol/Alto Adige, su cui non si esprime se non raramente).

Claudio Nolet: "La Provincia difficile"

E' uscito il volume "La provincia difficile" (edizioni Alpha e Beta e Centro di cultura dell'Alto Adige, Bolzano, 204, a cura di Sandro Ottoni), che comprende le "Cronache politiche altoatesine", scritte, cum ira et studio, da Claudio Nolet, ex-assessore alla cultura, docente di filosofia e storia, dirigente scolastico, intellettuale triestino, esponente socialista e per lunghi anni segretario altoatesino di quel partito,  ben presto "preso in custodia" dall'Alto-Adige/Südtirol.

Ricostruzione di fatti ed eventi locali in rapporto alla realtà italiana e non solo. Considerazioni importanti, valide a livello situazionale ma anche complessivo, come la seguente: "Forse si potrebbe ammettere che appartenere ad una minoranza in qualsiasi situazione, magari familiare, non è piacevole. Non si comprenderebbe altrimenti come  mai abbiano la meglio i comportamenti conformisti in generale e che il pensare diversamente abbia un costo a volte altissimo.  Allora un certo disagio degli italiani potrebbe essere una naturale costante, in fondo innocua, visto che non è prevedibile un processo di assimilazione che sarebbe del resto lunghissimo" (op.cit., p.72).

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