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Ricorre il decimo anniversario della morte in esilio (ormai lo ammettono tutti, praticamente) di Bettino Craxi.

L'eliminazione politica, e alla fine anche fisica, di Craxi fu un vero disastro, una sciagura per l'Italia e l'Europa; tutto ciò perché i settori della sinistra DC(solo ora Ciriaco De Mita ci ripensa e si pente) e il PCI berlingueriano, in gran parte ancora stalinista, non avevano più capacità progettuale, più carica ideale (non solo nell'URSS mancava la "spinta propulsiva", contrariamente al pensiero di Enrico Berlinguer) e più finanziamenti facili a disposizione: dopo il crollo dell'URSS il PCI, poi PDS (la"gioiosa macchina da guerra") e le cooperative rosse si trovavano in gran difficoltà.

Il PCI, allora, non la DC, cavalcò la tigre giudiziaria, dove però "il più pulito aveva la rogna": sciagurata la decisione di togliere il finanziamento pubblico ai partiti (anche i radicali, sostanzialmente, se ne sono pentiti), sciagurata l'indiscriminata campagna giudiziaria delle "toghe rosse", per non dire di Di Pietro, che facevano di tutta l'erba un fascio...

Nel programma TV "La storia siamo noi" curato da Giovanni Minoli, interessante assemblaggio di reperti d'epoca e nuovi, abbiamo visto Leeden, interprete e traduttore tra Ronald Reagan e Bettino Craxi, all'epoca di Sigonella (1985) ammettere, ora, però, di aver falsato la traduzione di una frase di Reagan; la testimonianza di Claudio Signorile,  già leader della sinistra interna al PSI e quindi "avversario interno" di Craxi, che dava ragione a Craxi sul progetto politico complessivo del PSI; ancora, la commemorazione, prudente quanto astuta, dell'allora primo ministro Massimo D'Alema, della figura di Craxi, i successivi riconoscimenti più convinti da parte di altri leader dell-ex PDS/DS.

E poi, la commovente lettera di Sergio Moroni, indotto a suicidarsi in carcere per ribadire di non essere un ladro dai giudici-sgherri di "Mani Pulite". Poi Craxi stesso, i suoi discorsi e interventi TV, di stile deciso ma pacato, testimonianza di una personalità non certo autoritaria ma decisa ("decisionista", "Il Tedesco", lo chiamavano gli avversari, anzi i nemici) .

Essere "decisionista"non sarà un reato, crediamo, semmai testimonia le qualità di un vero statista.

Eugen Galasso