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Divieto dei cellulari a scuola in Italia e confronto con le linee guida europee

La recente decisione del Ministero dell’Istruzione e del Merito di vietare l’uso dei telefoni cellulari nelle scuole, non solo per fini personali ma anche per scopi didattici, ha riacceso il dibattito pubblico. Il divieto riguarda le scuole primarie, le secondarie di primo grado e le secondarie di secondo grado. Il provvedimento viene presentato come una misura a tutela dell’attenzione e del benessere degli studenti. Tuttavia, solleva una questione più ampia: un divieto generalizzato è davvero coerente con le raccomandazioni europee in materia di educazione digitale? Per rispondere, è utile analizzare il tema per punti. 

Il quadro europeo: prima la pedagogia
Le politiche europee in materia di educazione digitale non attribuiscono alla tecnologia un valore automatico. Al contrario, ne sottolineano il carattere strumentale.
Il Digital Education Action Plan 2021–2027 indica come obiettivi prioritari l’inclusione e l’efficacia didattica. Secondo il documento, la tecnologia digitale può sostenere un’istruzione di alta qualità solo se utilizzata in modo competente, equo ed efficace. Allo stesso tempo, la Commissione europea avverte che la tecnologia non è neutrale: progettazione degli strumenti e scelte pedagogiche incidono direttamente sulla partecipazione degli studenti e sulle disuguaglianze educative.
Una linea simile emerge dal DigCompEdu Framework del Joint Research Centre. Il quadro invita gli insegnanti a selezionare strumenti e risorse digitali solo quando sono coerenti con gli obiettivi di apprendimento, il contesto e il gruppo classe. Questo approccio è spesso riassunto in un principio ormai diffuso: prima la pedagogia, poi la tecnologia.

Le esperienze europee: divieti regolati e margini di flessibilità
I Paesi europei hanno adottato soluzioni diverse, spesso più sfumate di quanto possa apparire. La Francia ha introdotto già nel 2018 un divieto dell’uso dei cellulari a scuola, ma ha previsto eccezioni per attività didattiche supervisionate. I Paesi Bassi hanno seguito un’impostazione simile, limitando l’uso personale ma consentendo quello educativo quando pianificato. In Finlandia, invece, il tema è stato inserito all’interno di una più ampia riforma curricolare, con particolare attenzione all’equità e al monitoraggio degli effetti nel tempo.
Queste esperienze mostrano che il divieto non è necessariamente in contrasto con le linee guida europee, a condizione che sia contestualizzato, proporzionato e valutabile.

Cosa dice la ricerca: benefici possibili, ma non automatici.
Le evidenze empiriche disponibili non portano a conclusioni univoche. Uno studio di Beland e Murphy ha rilevato miglioramenti nei risultati scolastici dopo l’introduzione di restrizioni sull’uso dei cellulari, soprattutto tra gli studenti con performance iniziali più basse. Altre ricerche, condotte ad esempio in Svezia, non hanno riscontrato effetti significativi sugli apprendimenti, ma hanno segnalato una riduzione delle distrazioni e degli episodi di cyberbullismo. Una revisione rapida pubblicata nel 2024 conclude che i divieti possono produrre benefici limitati se non sono accompagnati da misure complementari, come la formazione degli insegnanti e l’offerta di alternative didattiche digitali. Un rapporto successivo dell’Università di Birmingham sottolinea lo stesso punto: la variabile decisiva non è il divieto in sé, ma il modo in cui viene implementato.

Il caso italiano: una scelta rischiosamente rigida?                                                                                                                                      Alla luce di questo quadro, il provvedimento italiano si inserisce in un contesto europeo articolato. Da un lato, risponde a esigenze legittime di tutela dell’attenzione e del benessere degli studenti. Dall’altro, il divieto anche per finalità didattiche rischia di entrare in tensione con il principio europeo dell’uso intenzionale e finalizzato della tecnologia. In assenza di eccezioni chiare, dispositivi alternativi forniti dalla scuola e percorsi strutturati di formazione per i docenti, la misura rischia di assumere un valore più simbolico che sistemico.

Verso un equilibrio basato sulle evidenze,
Il nodo centrale non è scegliere tra divieto o permissività, ma trovare un equilibrio informato dalle evidenze. Un approccio coerente con le raccomandazioni europee dovrebbe prevedere:
 eccezioni mirate per usi didattici pianificati e controllati;
 dispositivi scolastici condivisi, per garantire equità;
 formazione continua dei docenti in pedagogia digitale;
 valutazioni periodiche e trasparenti degli effetti delle misure adottate.
Solo attraverso un approccio multilivello e basato su dati il divieto può diventare una scelta educativa consapevole, e non una misura punitiva. In questo senso, il principio guida resta lo stesso indicato dall’Unione europea: prima la pedagogia, poi la tecnologia.

Franco Boscolo

 

Bibliografia e Sitografia

Beland, L.-P., & Murphy, R. (2015). Ill Communication: Technology, Distraction & Student Performance. Labour Economics.
Euronews. (2024, 29 dicembre). Which countries in Europe have banned or want to restrict smartphones in schools? https://www.euronews.com/next/2024/12/29/which-countries-in-europe-have-banned-or-want-to-restrict-smartphones-in-schools  
European Commission. (2021). Digital Education Action Plan 2021–2027.
https://education.ec.europa.eu/sites/default/files/document-library-docs/deap-communication-sept2020_en.pdf   
Redecker, C. (2017). European Framework for the Digital Competence of Educators (DigCompEdu). Joint Research Centre.
https://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/handle/JRC107466 
Save the Children Italia. (2025). Cellulari a scuola: le novità del ministero e consigli per i genitori. https://www.savethechildren.it/blog-notizie/cellulari-scuola-le-novita-del-ministero-e-consigli-i-genitori 
The Conversation. (2024). Ban smartphones in schools: what the research says. https://theconversation.com/ban-smartphones-in-schools-what-the-research-says-235165 
Università di Birmingham. (2025). The Implementation and Impact of School Mobile Phone Policies. Birmingham: School Policy Research Unit.

Last modified onDomenica, 14 Dicembre 2025 12:21