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Per la riforma del Senato servirebbe una nuova riscrittura.

Complessivamente, per non fare un favore troppo grande al "Vate di Rignano", Renzi, si può votare "no" al referendum del prossimo 4 dicembre e la cosa ha un senso, per non favorire a senso unico un uomo e un partito.

Tuttavia, il problema rimane: cambiare il Senato, anzi magari toglierlo, certo evitando che la legge elettorale vada troppo a favore di una parte, di un partito, anche se il "quasi capo di tutto" garantisce che accetterà lo scorporo dalla legge istituzionale della riforma, appunto, elettorale. Il Senato , così com'è, è una zeppa costosa, inutile, un "di più" che rischia di essere deleterio...

La richiesta popolare tende all'abolizione tout court, la riduzione prevista è invece ingannevole, nonostante slogan demagogici; tornare, però, allo status quo ante o meglio lasciare le cose come stanno ora sarebbe pessima cosa, non solo per l'immagine, ma per la sostanza del problema. Scrivere una seria proposta alternativa, dunque, è istanza necessaria, non solo opportuna.

Eugen Galasso

Last modified onDomenica, 16 Ottobre 2016 20:17