Sindaco 5Stelle a Livorno: una "rivoluzione" che non si vede

A due anni dall'elezione di Filippo Nogarin, sindaco 5 Stelle di Livorno (anzi, da 1 mese e mezzo è entrato nel terzo anno), i giudizi sul suo operato sono contrastanti. E' di poche ore fa la notizia che ha ricevuto una lettera di minacce, contenente anche due proiettili, motivo per cui merita la solidarietà, come si suol dire, "a prescindere". Ma la sua azione di amministratore, i risultati della sua gestione dei problemi dei cittadini, non sono certo soddisfacenti. Il problema della pedonalizzazione e del traffico in città non appare risolto (anzi; del resto Nogarin lo riconosce "tranquillamente"), altri aspetti dell'amministrazione "pentastellata", come il problema degli asili, dell'immigrazione e altro, rimangono "sospesi": insomma, quella che, come in altre città, si annunciava come una "rivoluzione grillina", va probabilmente ridimensionata e riconsiderata al di fuori di luoghi comuni.

La cittadina di Chiusa omaggia i suoi artisti

Ormai un qualcosa di consacrato, questo"3 Mal 75", dedicato da Chiusa/Klausen a tre artisti (pittori) che hanno onorato la cittadina della Val d'Isarco, con formazioni diverse: Irmgard Gamper Delmonego, Horst Steinhauser e Marius Spiller, che quest'anno hanno raggiunto il "traguardo" (ma ormai oggi si parla di centenari e passa..., dunque oggi chi ha 75 anni, se in buona salute, è ancora "giovane").

Irmgard Gamper Delmonego, artista di Chiusa vissuta per anni in Germania, ha una formazione che vuo l"conciliare naturalismo e astrazione, visibile e nascosto", con una notevole rielaborazione di motiv i"Bauhaus", diremmo. Horst Steinhauser, il più fedele alla sua città, è "affascinato da sempre da monti, acqua e dalla natura in genere", che riproduce con perizia, come dimostra anche l'immagine dei fiori della cappella votiva di Sabiona, che risaltano per la loro bellezza. Marius Spiller, il più famoso dei tre, anche per varie mostre svolte negli anni e membro del"Kuenstlerbund", è legato soprattutto alla problematica dei simboli-archetipi, che esprime in maniera notevolmente efficace.

La mostra, che viene inaugurata il 5 di agosto, dura fino al 21 dello stesso mese; è accompagnata da varie visite storico-culturali alla città e da un film televisivo realizzato qualche anno fa su Chiusa nella storia ed oggi.

Eugen Galasso

Declino delle socialdemocrazie in Europa: scarse capacità o ...?

E' un politico ed economista di rango (più volte ministro dell'economia in Spagna), José Luis Maldonado, ad evidenziare il declino della socialdemocrazia, in Europa e non solo. Maldonado evidenzia come sia dalla crisi del petrolio (1973) che le proposte "socialiste" sono in crisi: dire questo è un po' azzardato, secondo me, visto che negli anni anni successivi governi "di centro-sinistra" (in questa accezione, per la verità, non comprendo certo l'Ulivo più o meno mondiale made in Italy) hanno avuto vita anche lunga in Spagna, con Felipe Gonzalez, in Italia con Bettino Craxi, in Germania con Brandt e poi Schmidt, in Gran Bretagna (non solo con Blair), in Nordeuropa etc.

Incapaci e conformisti. Questi i nostri governanti ed i "poteri forti".

Con i terribili fatti di questo mese è difficile mettersi a rincorrere le "buffonate" di Salvini che esibisce una bambola gonfiabile paragonabile alla Boldrini. Sono abissalmente lontano da certe volgarità, ma devo concordare con Salvini (da ben altre posizioni, d'accordo) sulla sostanziale incapacità politica di Laura Boldrini, esponente del conformismo presidenzialista o meglio presidenziale (mai una parola di dissociazione o almeno diversa da Napolitano e Mattarella, la Boldrini è "istituzionale" nel senso deteriore del termine, ossia come mero conformismo) e, come Renzi, come Merkel, come Hollande, come altri/e esponenti di questa Europa, capaci soltanto con le loro azioni di darci quel quadro di estremo centro che, quale "fantasma s'aggira per l'Europa" (sto parafrasando ironicamente il "Manifesto del Partito Comunista" di Marx ed Engels, 1848), e che l'establishment difende a spada tratta.

Vediamo, del resto, che anche i giornali laici fanno i tutori di questa linea, che, come "El Pais"(chapeau, per carità, le edizioni domenicali sono eccelse), si battono contro gli "opposti estremismi" (ben diversi da quelli degli anni Settanta e Ottanta, però), facendo un grande calderone, dove "Syriza" finisce con la Le Pen, il glorioso (certo discutibile) PCF (Parti Communiste Français di Waldeck Rochet e Georges Marchais, principale fautore della Resistenza, certo insieme a Charles De Gaulle, stanti le enormi differenze) finisce con Nigel Farage, in specie poi quando a fare il "grido di dolore" (altro riferimento mio iper-polemico, da anti-monarchico e nemico acerrimo dei Savoia) è lo scrittore peruviano Mario Vargas Llyosa, per fortuna sconfitto alle elezioni presidenziali del Perù nel 1990, che continua a pontificare a favore del neoliberismo, dimenticando (o volendo far dimenticare) che era stato su sponde politiche opposte...

Se il disegno di certi media è di "puntellare i poteri esistenti", allora nulla di peggio... E' piú che evidente, e ne va preso atto in uno slancio di sincerità, che "poteri forti" e Governi dei Paesi europei non sanno fare una politica economica che impedisca la spaventosa sperequazione sociale-economica in atto (i poveri sempre più poveri, i ricchi sempre più ricchi, per esemplificare), non sanno programmare un'immigrazione razionalmente compatibile, non sanno impedire le azioni terroristiche e poi... si lamentano e vedono fantasmi grotteschi ed estremisti a ogni piè sospinto...

Eugen Galasso

Scomparso Marshall, regista di "Happy days" e di "Pretty Woman"

Gary Marshall, scomparso a 81 anni, non sarà stato uno Stanley Kubrik, un Alfred Hitchcock, un Orson Welles (geni del cinema e, per Welles, anche del teatro), ma è certamente un creatore di gran livello di TV, cinema e dunque di "sogni". E' l'autore-ideatore di "Happy Days", il telefim che ci ha accompagnato per anni e anni, nato nella prima metà degli anni Settanta (the rolling Seventies), una sorta di "come eravamo". Chi di noi non sa chi era "Fonzie", interpretato da Henry Winkler, allora giovane attore protagonista, ora quasi attempato regista (e, talora, ancora anche attore).

Marshall, figlio del Bronx, nasce da un papà italo-americano (il cognome originario era Masciarelli) e da madre anglo-americana. Per la TV, oltre alla notissima "Happy Days", realizza anche "The Odd Couple" (La strana coppia), adattato da Marshall partendo dalla straordinaria (e cattivissima) commedia di Neil Simon - geniaccio americano di origini ebraiche - della quale erano protagonisti Tony Randall e Jack Klugman. E ancora, per restare alle sue realizzazioni che sono rimaste più nella memoria, "Mork & Mindy", dove c'è il compianto Robin Williams nel ruolo di un bizzarro alieno, una sorta di sit-comedy in qualche modo irripetibile e geniale.

Per quanto riguardo i lavori cinematografici, di Marshall ricordiamo vari film, mai banali, negli anni 1980, come "Flamingo Kid" (1984), ma certamente noto a tutti è "Pretty Woman" (1990) con una straordinaria Julia Roberts e un non meno efficace Richard Gere. Ma a noi rimane anche l'ultimo film dell'autore, "Mother's Day" (giornata della mamma), ancora una volta con Julia Roberts, ora "mamma" in ogni senso e Kate Hudson...

Eugen Galasso

Simone Cristicchi e la figura di David Lazzaretti

Nell'edizione dizione di sabato 23 luglio il "Quotidiano Nazionale" pubblica un'intervista a cura di Andrea Spinelli a Simone Cristicchi, intelligente showman, cantautore, attore, autore, regista, che stavolta "riscopre" teatralmente un grande dimenticato-inquietante dell'Ottocento italiano, David Lazzaretti, di Arcidosso, "Il profeta dell'Amiata" (1834-1878 - Lazzaretti muore ucciso da un "regio carabiniere" - un delitto di Stato? La tesi esiste). Essendomi occupato parecchio di David Lazzaretti, con saggi e interventi vari, avendo avuto contatti (ovviamente da laico. non aderente) con la Chiesa giurisdavidica, ispirata da Lazzaretti, dirò che alcune affermazioni di Cristicchi sono sconcertanti.

Fatta salva la dinamica di un'intervista, che può dar adito a fretta e confusioni, dirò che Cristicchi, forse nell'entusiasmo per la cosa, afferma perentoriamente e apoditticamente: "Lazzaretti era un pazzo, un eretico, un sognatore. Uno che credeva di poter realizzare sulla terra una società nuova basata sulla pace e la fratellanza universale". Poi invece parla di un "folle" ideologo di una rivoluzione possibile, perché si sa che i manicomi traboccano di santi e i calendari sono pieni di visionari".

Se la seconda parte del ragionamento è in gran parte accettabile, da discutere senza critiche sostanziali, in parte "vera", è la prima parte che è contraddittoria rispetto alla seconda (dove Cristicchi virgoletta "folle") e in sé: tutti i "pazzi" sarebbero sognatori ed eretici? Ma poi, che cos'è la "pazzia"? Risparmiando qui una riflessione su questo punto.

Non sarà invece che i differenti poteri hanno bisogno di emarginare qualcuno gridando al "pazzo", se non serve più l'argomento religioso e la scomunica all'"eretico", affermando che qualcuno è "sognatore" o "visionario" se progetta e prospetta realtà sociali e politiche migliori, più vivibili o almeno ritenute tali.

Vedremo volentieri "Il secondo figlio di Dio; vita, morte e miracoli di David Lazzaretti", ossia lo spettacolo di Cristicchi, ma era interessante rilevare qualche aporia nell'approccio dell'artista, che riflette un modo entusiastico e non sempre troppo "scientifico" per rapportarsi a un personaggio e a un tema ancora "scottanti".

Eugen Galasso

Ai "Rittner Sommerspiele" in scena "der Talisman"

"Der Talisman", "Posse mit Gesang", ossia "farsa con canti" (ma la definizione di "farsa" è da prendere con le pinze) è un classico di Johann Nestroy, del 1840, ma, con le dovute attenzione al tempo, è attualissimo, trattando di pregiudizi (un uomo e una donna dai capelli rossi, un tempo ritenuti "invasi dal demonio" o comunque "fuori dalle righe") e di emarginazione sociale. Dunque una pièce sociale di Nestroy, che "ridendo castigat mores"...

La metteranno in scena ai "Rittner Sommerspiele", all'aperto, sperando nella clemenza di Giove Pluvio, i coraggiosi attori/le coraggiose attrici diretti da Alexander Kratzer.

Prima dello spettacolo il 21 luglio, successive rappresentazioni il 26, il 28, il 29, il 2, 4, 5, 8, 10 agosto, sempre nella corte della Commenda di Longomoso (Renon, appunto) alle 21, ma il 26 e il 28 c'e'anche un'introduzione alla pièce, guidata, in qualche modo.

Il tutto vedrà la presenza di interpreti noti come Markus Oberrauch, Liz Marmsoler, Christine Lasta, Cornelia Burgger, Markus Soppelsa, Magdalena Lun e di altri/altre, beniamini/e del pubblico locale.

Eugen Galasso

Il golpe turco e l'ignavia dell'Europa (anche se ...)

"Occhi chiusi dell'Europa" è il titolo dell'articolo di Claudio Martelli uscito lo scorso 21 luglio sul"QUotidiano Nazionale": è sempre lucido come ogni testo del politico e politologo di provenienza socialista e tuttora socialista, se pur non impegnato politicamente.

Martelli paragona il "putsch" (o golpe, se si vuole) turco con l'incendio del Reichstag berlinese, nel marzo 1933, autopoiesi del nazismo - avvento al potere dell'ìmbianchino-pittore fallito-agitatore politico (purtroppo trasciante) Adolf Hitler. E descrive la miseria politica del governo tedesco dell'epoca nel contrastarlo, meglio nel non saperlo-volerlo contrastare.

Idem per l'Europa oggi di fronte ai fatti turchi (o il fantasma dell'uropa, direi io, dato che non ne rimane altro...rispetto alle idealità di Spinelli e Rossi nel "Manifesto di Ventotene"; del resto anche nel mito la ninfa Europa non è che si neghi molto a Zeus/Jupiter) e conclude che "Se l'Europa esistesse , i negoziati (con la Turchia, sott.) li avrebbe già interrotti" (e qui Martelli enumera le violazioni dei diritti umani).

Verissimo; ma ricordo a me stesso e a chi vuole che l'Europa, fin troppo allineata alla NATO, ha tollerato a suo tempo: i colonnelli greci, i regimi para-fascisti di Salazar e Caetano in Portogallo, Francisco Franco y Bahamonde in Spagna etc., per non dire dei militari turchi dei vari golpe succedutisi nel Secondo Novecento: si vedano certi film se non si vogliono leggere opere storiche... Tutto per non disturbare il manovratore USA...

Eugen Galasso

Gianni Purin, artigiano ed artista, scomparso a 91 anni a Bolzano

Scompare con Gianni Purin, morto in questi giorni a Bolzano a 91 compiuti, un artigiano, pittore, scultore originalissimo. Veneto ma cresciuto nella città del Talvera, Purin, persona modesta e affabile, aveva notevoli spunti artistici, che si esprimevano sia a livello pittorico sia plastico-scultoreo, con creazioni in metallo, dove tematicamente l'interesse di Purin, ancora molto giovane negli anni Cinquanta e nei primi Sessanta, si rivolgeva soprattutto all'esplorazione dello/nello spazio, agli interrogativi cosmologici e cosmogonici, alle domande (che peraltro si ponevano già Giordano Bruno e Cyrano de Bergerac) relativamente alla vita in/su altri pianeti, quando l'esistenza di vita intelligente sulla sola terra sembra decisamente un'assurdità o comunque un'eccezione incomprensibile; pur se sappiamo che nel sistema solare la vita (anche quella non propriamente "intelligente" è resa difficile da condizioni chimico-ambientali profondamente diverse) ciò non sarà il caso in ogni parte del cosmo.  

Non volendo qui differenziare in modo duramente "dicotomico" tra arte e artigianato, sarà però da dire che Purin, nato artigiano, ha già in sé una propensione per l'arte, propensione che negli anni si sviluppa, anche per opera di qualche "mecenate" (qualche collega, qualche gallerista) e diventa quindi "per sé" (fuer sich, hegelianamente) attuandosi, realizzandosi nella creazione di opere. E Purin ha avuto varie soddisfazioni, in specie negli ultimi decenni, con varie mostre personali anche importanti, a Bolzano, ma, per esempio, anche nella collettiva importante realizzata a Fortezza. Da ringraziare, in specie, il collega artista Marius Spiller, decisamente più giovane,  che ha aiutato Purin in maniera determinante.      

Eugen Galasso 

I radicali cercano una strada dopo Pannella

In un dibattito fiorentino recente, gli ormai quasi assenti radicali hanno voluto ricordare, presentando il libro di Mario Lensi "Oltre Chiasso", l'opera di Marco Pannella che era "il Partito radicale" (lo dice Lensi stesso, ma anche Vincenzo Donvito, presente, e Andrea-Maijd Valcarenghi, che per il libro ha scritto la prefazione) e il Partito radicale transnazionale.

Ma...facit: A) il partito radicale transnazionale non esiste più (lo dicono loro stessi-e); B) anche il Partito radicale attivo in Italia è dilaniato dalle lotte tra pannelliani e boniniani (idem, detto anche da loro),  C) il progetto di nonviolenza e Satyagraha gandhiano rimane un "tèlos", un nobile fine da raggiungere, ma sempre contraddetto dai fatti.

Nuove strategie, dice Lensi, che propone, invece di elezioni e referendum (che un tempo per i radicali erano "the promised land", la Terra promessa, si noti), il sorteggio come nella pòlis ateniese: ora, oltre al fatto che in Atene dalla partecipazione alla vita politica erano esclusi schiavi, donne (sic!) e stranieri, il sorteggio funziona quando la società è composta da poche persone, mentre nel sorteggio oggi, nella megalopoli nazionale e e globale, possono "prevalere i pessimi" (lo diceva Vincenzo Cuoco nel suo "Saggio sopra la rivoluzione partenopea del 1799"), ossia i peggiori, ma anche esserci giganteschi brogli.  

Non sono certo io a negare i notevoli meriti storici del partito radicale,anche se non sempre e su tutto, ma forse i radicali rimasti, anche se "mave sanza nocchiero in gran tempesta" (Dante, che parlava dell'Italia - e va bene tuttora) dovrebbero riflettere sulla loro dipendenza assoluta da un leader e sulle loro non poche contraddizioni economiche (sono spesso stati/e apologeti del neoliberismo).    

Eugen Galasso

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