Già due diverse indagini comparative svolte nel 1999-2000 e nel 2004-2005 in diversi paesi, assegnavano all’Italia un non invidiabile primato: soltanto il 20% della popolazione adulta italiana sarebbe stata in possesso degli strumenti minimi indispensabili relativi alle capacità di lettura, scrittura e calcolo, strumenti fondamentali in una società complessa come la nostra. Ad oggi la situazione non è migliorata. Tullio De Mauro, linguista, professore emerito dell’Università di Roma La Sapienza, già ministro della Pubblica istruzione (nel 2000-01), anche in recenti interviste ha cercato di spiegare il fenomeno dell’analfabetismo di ritorno per il quale gli italiani rischiano di “ridiventare somari”.
Anche chi vi scrive non si ritiene esente dal rischio di utilizzare un italiano imperfetto, modesto e spigoloso e, a tal proposito, cito nuovamente Tullio De Mauro da “I bisogni linguistici delle nuove generazioni” – QUADERNI DEL GISCEL, ed. La Nuova Italia: ”Chi si preoccupa di aspetti negativi del linguaggio delle giovani generazioni dovrebbe dedicare qualche sua fatica anche a rimuovere ciarpami e maldestre oscurità che si annidano nei testi scolastici, nella comunicazione pubblica, nella saggistica; e a porre mano a strutture che facilitino l’accesso alle letture, e alle lingue straniere”.
Ne abbiamo parlato con la professoressa Elena Martinelli, segretario di GISCEL Trentino.