Partito democratico, Democratic Party: perplessità sulle due realtà che si vorrebbero simili

Decisamente una dichiarazione, forse onesta e anche"pericolosa", quella di Nicola Zingaretti, dimissionario dalla carica di Segretario Generale del PD.

Con le sue dimissioni, lamentando che in una crisi come quella pandemica, tra morti a seguito del virus e molti in gravi difficoltà per assenza di lavoro, si parli tanto e troppo di poltrone, l'ex-segretario mostra come il partito, ormai senza identità, essendo un coacervo di forze, ex-comuniste, ex-democristiani (con tanto di "cattoliconi", ossia"bigotti"), ex-socialisti, ex-qualcosa d'altro, talora neofiti e neofite che non sanno bene come orientarsi.

Zingaretti esprime il malessere di un partito classicamente post-ideologico, dopo anni di sciocca demonizzazione delle "ideologie". Ricordo, l'esordio del nuovo partito, nel 2007, che si presentava come versione italiana del "Democratic Party" "gringo", ossia nord-americano.

Ora, qualche cosa su questo "vizio d'origine", che torna oggi ad essere elemento su cui riflettere, va pur detto. A parte la totale differenza storico-politica tra USA e Europa, segnatamente Italia, il "Democratic Party" ha in sé anime diverse, anzi anche opposte, come l'attuale leader Bernie Sanders, socialista, e invece il non compianto esponente dichiaratamente razzista, poi uscito dal partito, George Wallace, poi vittima di un attentato, già governatore dell'Alabama. E di questi casi, nel "Democratic Party", ce ne sono stai molti, anche se in forme diverse.

Eugen Galasso

Last modified onVenerdì, 05 Marzo 2021 20:15