Napolitano: un Presidente emerito santificato del tutto fuori luogo

L'intervento del "Presidente della Repubblica emerito" (per chi scrive solo "ex-presidente") Giorgio Napolitano in Senato ieri (con tutta la sua tipica prosopopea) è incredibile: una sensata protesta contro interventi gravissimi-per chi scrive para-golpisti- di Napolitano ha scatenato una marea di bordate polemiche contro "i reprobi": "chi tocca Napolitano muore", potremmo riassumere così questa situazione.

 

Il presidente che nel 2011 ha nominato autoritativamente e in modo extra-parlamentare e "personalistico" (avevo sentito circolare il nome più di due mesi prima della nomina, a Torino in ambienti FIAT) Mario Monti Presidente del Consiglio senza indire nuove elezioni, viene assurto tout court a "pater patriae", a salvatore della Costituzione, senza in alcun modo indagarne responsabilità e colpe - a suo tempo, invece, Francesco Cossiga era stato demonizzato come golpista.

 

"Perché?" si chiederà qualcuno; evidentemente perché Napolitano è funzionale a certe parti politiche, non ad altre, a loro volta demonizzate.

 

Poco da dire sulla riforma del Senato (che non è vera abolizione, ma un compromesso tipicamente "à l'italienne" per salvare capra e cavoli), di cui  si dovrebbe discutere a parte, ma la santificazione di Napolitano appare fuori luogo e forzatamente imposta da politici e mass-media al "Popolo bue" (e in parte lo lo è veramente, se beve tutto quanto viene propinato...).

 

Un tema su cui riflettere, a parte la singola persona Napolitano...   Vediamo se in seguito si agirà ancora così o si potrà ragionare (ne dubito, ma...) in modo più "laico"...      

 

Eugen Galasso

La sorte dei soldati italiani in Russia nella II Guerra Mondiale

La sorte dei soldati italiani in Russia nella II Guerra Mondiale

 « Seconda Guerra Mondiale: la sorte dei  prigionieri italiani in Russia. Forse ora si può conoscere la verità»

1. Memorie

La strana storia del soldato B. Da Bolzano ai campi di prigionia di Stalin.

Oltre il danno la beffa. Quando tornò dalla prigionia in Russia, nei campi di lavoro e rieducazione politica di Stalin, non tornò subito a Bolzano, ma volle passare dal paese d'origine, in una valle trentina. E ci riuscì, dopo una vera e propria odissea ferroviaria. Era inverno, molti erano i chili,  di carne e sangue, le forze lasciate in Russia. 

La Legione cecoslovacca nella Grande Guerra

La Legione cecoslovacca nella Grande Guerra

PAGINE INEDITE SULLA GRANDE GUERRA IN REGIONE

 "L'armata silente. Imprese ed eroismi di irredenti adriatici e cecoslovacchi sul Lago di Garda". Questo il titolo dell'ultima ricerca sulla Grande Guerra firmata dal bolzanino Corrado Pasquali che da tempo si dedica allo studio e all'approfondimento di vicende che si sono consumate, su vari fronti, a cavallo dei cruciali anni 1914-1918. L'autore da sempre attento all'irredentismo adriatico o tridentino questa volta ha concentrato la sua attenzione sulle vicissitudini della Legione cecoslovacca (più di 25.000 uomini) che si schierò con gli italiani per la liberazione dalla dominazione austro-ungarica.

Arruolati loro malgrado nell'esercito asburgico, allo scoppio della guerra i soldati cecoslovacchi o scelsero la via della diserzione oppure si lasciarono sopraffare dai nemici. Disertori o prigionieri, i cecoslovacchi diedero vita a formazioni autonome che combatterono contro gli imperi centrali ad esempio, nel settembre del 1918, sul Doss Alto, posizione di considerevole importanza strategica tra Adige e Garda. Qui la VI Divisione composta esclusivamente da soldati cechi sostenne e respinse gli attacchi austriaci al comando del generale Andrea Graziani. Alcuni di loro presi prigionieri, furono processati come traditori e impiccati. Al termine del conflitto, nel dicembre del 1918, l'intero corpo ristrutturato in corpo d'armata venne infine ricondotto nella patria liberata.

L'Alto Adige delle Opzioni

L'Alto Adige delle Opzioni

Le lettere aperte. 1939-43: intervista di Max Carbone a Christoph von Hartungen (parzialmente citata in “Corriere dell’Alto Adige”, 27 ottobre 2006). Lettere, scritte a mano. Inviate, intercettate dalla censura. Aperte, lette, trascritte, richiuse e rispedite. La censura era quella fascista, gli anni erano quelli tra il 1939 e il 1943, il luogo il Sudtirolo. Erano le cosiddette “opzioni”, il malaugurato tentativo attuato dai governi italiano e tedesco di mettere ordine nella questione altoatesina. La popolazione di madrelingua tedesca e ladina della provincia di Bolzano fu posta di fronte ad una scelta drammatica: mantenere la cittadinanza italiana e rinunciare ad essere considerata tedesca, oppure optare per quella tedesca, vedersi liquidati tutti i beni e trasferirsi oltre confine.

Quarant'anni dopo il '68

Quarant'anni dopo il '68

 

Quarant'anni dopo il 1968: celebrazioni, apologie, ma anche anatemi, "ricordando con rabbia". Forse, al di là di ogni retorica, positiva e/o negativa, rimane da dire che molti leaders sessantottini sono diventati "altro": ... ... Daniel Cohn-Bendit, leader del Mai 68 a Parigi, ma di origini tedesche ed ebraiche (cosa che a suo tempo gli venne rimproverata aspramente), in Germania divenne un affermato politologo, commentatore TV (TV svizzera, per anni, rubrica libraria anche discreta), leader verde ultra-moderato e molto scettico sugli immigrati (cfr. il libro "Heimat Baylon", 1992), Joschka Fischer, che nel 1968 tirava molotov, è diventato ministro più volte, Mario Capanna, dopo una gimkana che gli ha fatto cambiare almeno tre partiti, sembra "attardato" tra scrittura e difesa del consumatore, sempre da protagonista; molto peggio era andata a Rudi Dutschke, leader studentesco in Germania federale, ferito a morte da un avversario politico (un nazista, per dirla tutta), morto circa dieci anni dopo.(read more_clicca sul titolo)

Riflessioni dopo un saggio di Vincenzo Calì su Cesare Battisti e la Grande Guerra

Riflessioni dopo un saggio di Vincenzo Calì su Cesare Battisti e la Grande Guerra

 Un saggio dello storico Vincenzo Calì, a lungo direttore del Museo del Risorgimento e della lottà per la libertà (oggi Museo Storico) di Trento, su "Cesare Battisti: la tragedia, la memoria, l'eredità. Cent'anni dopo il 24 maggio 1915", che è il numero monografico de "Il Margine", anno 35 (20159, n.5), ripropone i dilemmi dei socialisti, non solo di Battisti, di fronte alla questione nazionale, ma anche alla guerra:

A) Battisti, come tutti o quasi i socialisti del suo tempo (francesi, italiani, germanici, austriaci e di altre nazionalità) e forse di sempre, tendeva a un superamento della/e nazionalità ("L'operaio non ha patria", Karl Marx dixit e Marx per i socialisti del tempo era ancora determinante, pur se con varie "revisioni"), ma al tempo stesso era giustamente convinto dell'italianità del Trentino (non del Suedtirol/Alto Adige, su cui non si esprime se non raramente).

Un libro sulla deportazione nazista: "I vivi e i morti" di Mino Micheli

Un libro sulla deportazione nazista: "I vivi e i morti" di Mino Micheli

E' raro che un libro nasca da un militante e diventi un esempio di testimonianza (e di monito, si noti l'assonanza e la comune radice dei due lemmi) civile "forever": è il caso di "I vivi e i morti" di Mino Micheli (Milano, Mondadori, 1967), partigiano e militante socialista, nato a Leno (Brescia) nel dicembre 1902, che fu "ospite" del campo "di passaggio" di Bolzano e poi del Lager di Mauthausen, uscendone vivo e riuscendo a scrivere quest'opera, che è, appunto di testimonianza in primis etica e poi lato sensu "politica" contro la barbarie nazista.

"Straordinaria galleria di ritratti", la definisce giustamente Mario Bonfantini, critico e storico della letteratura, dove Micheli parla dei suoi "copains de l'orage", dei suoi co-deportati, di cui pochissimi ebbero la ventura di sortire dal Lager all'arrivo liberatore dell'esercito USA (senza l'arrivo dei soldati USA non ci sarebbe stata "liberazione", come anche in misura molto minore senza quello dell'Armata Rossa sovietica; ciò non toglie nulla al valore della Resistenza italiana, dove, come anche in questo libro, si riscopre l'importanza della componente socialista e di quella "liberal-socialista" e "liberaldemocratica" del Partito d'Azione, contro una visione a stampo unico, per cui solo i militanti comunisti sarebbero stati praticamente i soli resistenti...).

Claudio Nolet: "La Provincia difficile"

E' uscito il volume "La provincia difficile" (edizioni Alpha e Beta e Centro di cultura dell'Alto Adige, Bolzano, 204, a cura di Sandro Ottoni), che comprende le "Cronache politiche altoatesine", scritte, cum ira et studio, da Claudio Nolet, ex-assessore alla cultura, docente di filosofia e storia, dirigente scolastico, intellettuale triestino, esponente socialista e per lunghi anni segretario altoatesino di quel partito,  ben presto "preso in custodia" dall'Alto-Adige/Südtirol.

Ricostruzione di fatti ed eventi locali in rapporto alla realtà italiana e non solo. Considerazioni importanti, valide a livello situazionale ma anche complessivo, come la seguente: "Forse si potrebbe ammettere che appartenere ad una minoranza in qualsiasi situazione, magari familiare, non è piacevole. Non si comprenderebbe altrimenti come  mai abbiano la meglio i comportamenti conformisti in generale e che il pensare diversamente abbia un costo a volte altissimo.  Allora un certo disagio degli italiani potrebbe essere una naturale costante, in fondo innocua, visto che non è prevedibile un processo di assimilazione che sarebbe del resto lunghissimo" (op.cit., p.72).

La didattica a distanza? socializzatrice! Intervista al sociologo Luciano Gallino

QUI: Le scuole si stanno dotando di aule computer per rispondere alla modernizzazione dell'insegnamento. Ma c'è il problema di preparare gli insegnanti!

Luciano Gallino: In una certa misura sì, ma la figura dell'insegnante rimane centrale nel processo formativo. Il fatto da cui bisogna partire è che le nuove tecnologie permettono molte forme di auto-apprendimento: non solo gli studenti universitari ma anche i ragazzi delle medie, perfino gli scolari del primo ciclo avranno sempre più la possibilità di accedere a sistemi che permettono loro di scegliere i tempi dell'apprendimento, la rapidità dell'apprendimento, in modo molto flessibile, molto agile e anche piacevole e divertente. 

Didattica con internet, tutto oro ciò che riluce?

Internet, tutto oro ciò che riluce?

Serge Noiret: Riflessioni sui buoni e meno buoni risvolti dell’insegnamento a distanza con Internet...

Negli ultimi tempi sono apparsi libri critici nei confronti delle nuove tecnologie del computer e in particolare di Internet. Passato il momento dell’euforia telematica, dell’idea di una democrazia della comunicazione e nella comunicazione che, crescendo dal basso senza meta prefissata, niente e nessuno avrebbe potuto far tacere (nemmeno il governo totalitario cinese che prova a erigere barriere attorno a un Internet imbavagliato), nuovi segnali editoriali stigmatizzano invece le perversioni di Internet. La rete si starebbe trasformando da fonte essenziale di informazione e di diffusione di informazioni a vero immondezzaio di notizie incontrollabili e incontrollate dove l’approssimazione scientifica si spaccia per conoscenza vera. 

I critici di Internet mettono in evidenza soprattutto l’impossibilità di trovare la propria strada nel mostruoso mare di nefandezze e di individuare spazi di conoscenza vera e accurata, quella che viene vagliata e prodotta da chi, nelle varie discipline, ne è produttore e depositario: intellettuali, accademici, scienziati, tecnici ecc.(read more_clicca sul titolo)

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