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Notizie di cronaca

Notizie di cronaca (39)

Ciao al Gabibbo

"Belandi", "Besugo d'un besugo": non erano proprio complimenti quelli "emessi" dal "Gabibbo", maschera TV nota a tutti ("Striscia la notizia" etc.): la voce e anche il "manovratore" era Gero Caldarelli, morto quando stava compiendo 75 anni. Torinese, non Genovese, mimo professionista da molti anni, aveva studiato alla Scuola di Mimo del Piccolo Teatro di Milano (Strehler etc.) esibendosi, parecchi anni fa, lui , piuttosto basso di statura (1 m e 35 cm.) come "Micky Mouse", davanti a Walt Disney, che apprezzò.

Poi, con Maurizio Nichetti, fondò "Quelli di Grock", ma la vera popolarità gliela diede il personaggio del pupazzo in rosso. Il nome (l'invenzione è di Antonio Ricci, si riferisce al nomignolo, piuttosto dispregiativo, dato dai marinai della Repubblica marinara di Genova agli scaricatori di porto eritrei, spesso di nome Habib e per estensione a tutti i non Liguri un po' volgari. Un po' prepotente, il personaggio televisivo, lo è, ma anche Genovese verace) ed efficacissimo alla TV, dove vale la frase di Enzo Jannacci: "La televisùn la gìha na forsa de leùn", ma vale anche la bravura del mimo in questione.

Eugen Galasso

Soliman, nel labirinto di carta. Bressanone di nuovo protagonista con l'elefante luci e suoni

"Soliman, nel labirinto di canapa", dal primo di luglio all'8 ottobre, a Bressanone. Apertura tutti i giorni 10 alle 20.

L'elefante "Soliman" conduce grandi e piccini in un itinerario affascinante, a Bressanone nel giardino vescovile, tra ponti sospesi e altre avventure. Da raccomandare, come si diceva e talora si dice ancora "a grandi e piccini"...  

Eugen Galasso     

La RAI e Vasco Rossi

Decisamente nuova la proposta di RAI 1 sabato 1°luglio con il concerto di "Blasco", alias Vasco Rossi: tante ragazze e donne in topless o in bikini ridottissimi, omaccioni abbastanza provocatori, baci in bocca con grande fervore, slogan più che semplicemente "allusivi", insomma un armamentario culturale (nell'accezione antropologica, certo) decisamente atipico per RAI 1, neppure tanti anni fa rete "papalina" (qualcuno dice anche "papista") per famiglie etc.

Da laico non mi scandalizzo, constato invece un profondo cambiamento di rotta nella conduzione del "servizio pubblico" (negli anni Settanta Arbore e Boncompagni cantavano "No, non è la BBC. Questa è la RAI, la RAI tibù" ed era già qualcosa di "impertinente" verso la RAI di allora, guidata dal democristianissimo, ma toscano e intelligente, Bernabei. Oggi l'ente è "nave sanza nocchiero in gran tempesta "(Dante, Commedia, Purgatorio, Canto VI°) dove c'è e si vede veramente (inverando de facto il famoso slogan...)"di tutto e di più".

Un trouble meritato, vista la dabbenaggine del controllo politico sull'ente radiotelevisivo, ormai assolutamente antistorico. A proposito di Vasco, che ho sempre apprezzato, senza condividerne lo stile di vita, ma stando dalla sua parte piuttosto che da quella di Nantas Salvalaggio, che l'aveva definito (entrando in polemica con la RAI, che ne aveva accettato l'esibizione in TV nei primi anni Ottanta) "alcolizzato, cocainomane e sballato". RAI ondeggiante, oggi, aperta a tutto e tutti i venti, che non ha un proprio "ubi consistam"...

Eugen Galasso

L'elefante Solimano riscuote sempre curiosità ed affetto. Suggestivo spettacolo a Bressanone.

Bello! Bello! Bello! Lo spettacolo della favola dell'elefante Soliman che "va in scena" ogni sera a Bressanone in occasione del Mercatino natalizio è veramente bello. Si tratta di un classico spettacolo nel filone del "luci e suoni", con delle pennellate date da voci fuori campo, che lo rende un'occasione culturale assolutamente godibile.

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Si tratta della storia dell'elefante che fu donato dal re del Portogallo Giovanni III a suo nipote, l’arciduca Massimiliano d’Austria, in occasione delle sue nozze, a metà del '500. L'elefante traversò i mari e le terre, per passare da Bressanone, ed arrivare a Vienna. Dove dopo un po' morì: di malinconia? a causa del clima? per via di un'alimentazione inadatta? Non sappiamo.

Ma in questo spettacolo si parla solo del viaggio dell'elefante, e questo viaggio diventa una coloratissima favola, con la proiezione scenografica e suggestiva di immagini in movimento a suon di musica sulle pareti interne del cortile dello storico palazzo vescovile brissinese, con musiche che si sposano in modo armonico con i disegni in movimento, con le voci fuori campo che, in tedesco ed in italiano - le lingue altoatesine assieme al ladino - si alternano in maniera sublime ed intelligente, non con una mera traduzione di testi, ma con frasi che aiutano sia lo spettatore che  capisce l'italiano che quello che capisce il tedesco a seguire lo snodarsi della favola di Soliman l'elefante.

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Lo spettacolo si ripete tutte le sere dal 24 novembre all'8 gennaio, tre volte ogni sera per 40 minuti, con la fila di persone pronte ad entrare passando sul vecchio ponticello levatoio che supera il fossato che contorna il palazzo del Principe Vescovo.                          

 

 

"parole sante"

“Parole Sante”, anzi, “Parole di Santo Padre”. Papa Francesco, rientrando ad inizio novembre dalla Svezia, ha detto delle cose che lasciano il segno in riferimento al tema dei migranti.

Scomparso nella sua Roma il generale dei carabinieri Trinchieri

Scompare nella sua Roma il dottor Riccardo Trinchieri, generale dei Carabinieri, laureato in economia e commercio, da sempre anche giornalista pubblicista, alle soglie dei 97 anni (li avrebbe compiuti il prossimo 22 dicembre), grande esperto di questioni non solo militari ma parlamentari (dirigeva l'agenzia stampa parlamentare "Roma 2000"), aveva trascorso buona parte della sua vita in Alto Adige, negli anni caldi del terrorismo indipendentista sudtirolese, impegnandosi sempre in prima persona, anni ed eventi di cui purtroppo ci ha lasciato (anche per motivi di segretezza, essendo stato per sette anni e mezzo nei Servizi di Sicurezza) solo testimonianze orali.

Trinchieri, persona di grande equilibro e buon senso, ha sempre coltivato la fede religiosa-come giornalista era uno dei pochissimi ammessi e accreditati in Vaticano-dirigendo e curando, tra l'altro, il "Bollettino del Beato Andrea". Personaggio storico, avendo attraversato buona parte de l"Secolo breve", è stato un testimone straordinario del tempo e delle occorrenze dello stesso; attivissimo, racchiudendo tutta l'energia in un corpo certo non appariscente, chi scrive lo ricorda guidare disinvoltamente per le strade di Roma meno di undici anni fa, nelle ore serali, dunque al buio.

Eugen Galasso

Scomparso Dario Fo, attore ed intellettuale di grande livello, insignito del Premio Nobel nel 1997.

Dario Fo scompare, lasciando dietro di sé di tutto: ammirazione, polemiche, rancori, amore e sconcerto-come nel personaggio del giullare da teatro medievale, padana e non solo (il "gramelot", ossia il dialetto inventato-koinè universale-sintesi dei dialetti padani e non solo, è universale, appunto), dove "giullare" (jongleur, Gaukler in altre lingue )Fo faceva derivare da "ciulàr", lectio obscena, volutamente e provocatoriamente (linguisticamente l'ipotesi è oltremodo contestabile).

Una mostra a Firenze su Sandro Pertini

Sandro Pertini, una mostra per immagini, Firenze, Galleria delle Oblate. Sandro Pertini (1896-1990), di Stella presso Imperia, studia dai Salesiani, poi però al Liceo incontra Adelchi Baratono, prof di filosofia, convinto socialista nonché filosofo di rilievo, diviene socialista.

"Migranti" che bighellonano. Evitare conseguenze sul tessuto civile e inventarsi qualcosa per dar loro la dignità di impegnarsi in qualche attività

Fatti che inducono a riflettere, certo, ce ne sono: come quello di Tabiano Terme, località termale by Parma, a pochi kilometri da Salsomaggiore, di cui Tabiano è frazione (conosco benissimo la zona, essendo stato ospite delle Terme da ragazzo), dove (come apprendo da un servizio visto in TV pochi giorni fa) ormai tutta l'attività alberghiera si concentra sull'alloggio ai "migranti", più o meno imposto dai prefetti, con notevoli ripercussioni sulla vita del luogo (meno di 1000 abitanti), con il pericolo di ch i"bighellona" e non sa che cosa fare per quasi tutto il giorno e magari della notte. Attività turistica o meglio turistico-termale bloccata o quasi (è l'unica della zona), con conseguenze antropologiche e non solo economiche impossibili da prevedere. Da dire e far sapere a chi sostiene l'accoglienza senza se e senza ma, non considerando quanto avviene e forse avverrà.

 

Nel nostro piccolo a Bolzano, è stata una manifestazione di profughi che, paradossalmente, ha messo in luce come questi siano in giro tutto il giorno a bighellonare. Loro hanno protestato - e anche giustamente - di essere sbattuti fuori dalle 9 di mattina alle 7 di sera dal centro di accoglienza (si devono fare le pulizie, è stata la risposta), ma così a molti è venuto da dire: perchè invece di andare in giro a vuoto per tutto il giorno col cellulare in mano non si autoorganizzano la pulizia dei loro locali e, in generale, perchè non si "inventa" qualcosa che possono fare, dando loro modo di sentirsi utili e di avere dignità? 

Eugen Galasso

Aeroporto di Bolzano: parla un pilota

Il comandante Alessandro Alberti, attualmente in forza presso una compagnia aerea straniera e che, in passato, ha volato sia su Bolzano, sia su Innsbruck, ci spiega le peculiarità delle specifiche tecniche dell’aeroporto cittadino rispetto ad Innsbruck piuttosto che a Verona.

Comandante, pur non essendo io esperto del settore, colgo delle differenze sostanziali tra gli scali di Verona, Bolzano ed Innsbruck; mentre con Verona la differenza parrebbe ovvia, tra Bolzano ed Innsbruck la diversità sembra essere più sottile, non fosse altro che per la lunga apertura della valle di quella città verso Est. Per questi due scali, poi, ho sempre percepito le montagne circostanti come problema non indifferente. C’è del vero in queste considerazioni?

In passato, all’epoca di Air Alps, ho operato sia sullo scalo di Bolzano, sia su quello di Innsbruck; per quanto riguarda Bolzano, il problema vero è l’orografia che lo circonda, vale a dire le montagne. L’aeroporto di Innsbruck è sì posizionato in una zona altrettanto infelice dal punto di vista di un avvicinamento per un aereo di linea, ma la valle di Innsbruck è completamente diversa se messa a confronto con quella di Bolzano: più ampia, meno ripida ma soprattutto maggiormente in asse con la pista.

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