Eugen Galasso

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La tesi di Sgarbi su arte e artisti "fascisti" non è confermata dalle realtà, come si vede anche a Bolzano

Passato per molte peregrinazioni politiche (percorrendo quasi tutto l'arco costituzionale, in realtà), Vittorio Sgarbi, nuovamente sottosegretario alla Cultura dal 2022, nel saggio-pamphlet "Arte fascismo", Milano, La nave di Teseo, sostiene (è la tesi centrale del libro) che "Il Fascismo è l'opposto dell'Arte, ma non c'è Arte che il Fascismo possa limitare. L'artista non puo'essere mai, in quanto tale, fascista"(op.cit., p.23, ma e'anche in esergo al libro).

Ora, a parte il dogmatismo (magari paradossalmente "libertario", come Sgarbi ama definirsi) dell'affermazione apodittica, credo proprio che la realtà di certe opere d'arte (anche quelle massicciamente presenti a Bolzano, città "fascistizzata" con l'italianizzazione forzata imposta dal regime) contraddica quanto affermato dal critico d'arte, trattandosi di opere che, volendo riprodurre e copiare la grandezza della Romanità classica, ne rendono in realtà, tardivamente e comunque "fuori tempo", una riproposizione non necessaria nè richiesta.

Altra cosa è il razionalismo, ma qui il discorso si farebbe lungo...

Eugen Galasso

I "richiami" di Maduro a suoi "riferimenti ideali"

Nicolas Maduro Moros riconfermato (per la terza volta...) presidente del Venezuela, non sappiamo se con brogli o pressioni indebite, ricorre allo slogan che attribuisce alla vittoria sul "fascismo e i suoi demoni" alla forza che proviene dal richiamo a Cristo (teologia della liberazione, volendo, ma anche richiamo ai valori comunque umanitari del "bando cristiano"), a Simon Bolivar (il richiamo al"libertador" era già in Chavez, di cui Maduro è "scadente erede") e a Chavez(era ovvio).

Nelle strade le proteste ed i morti segnalano al mondo che le cose non vanno. Prese di posizione internazionali rilevano una irregolare gestione dello spoglio elettorale. Sarebbe comunque improprio e grottesco un golpe antiMaduro, mentre forse sarebbe opportuna una coalizione di tutte le forze democratiche venezuelane per nuove elezioni.

Eugen Galasso

Alle prossime presidenziali USA per i Democratici non correrà Biden

Il ritiro di Biden come candidato presidenziale USA è certamente un fatto clamoroso, ma in realtà solo per la "tempistica", in quanto si riteneva che Biden impiegasse più tempo per "rinunciare", dopo aver temporeggiato per molto tempo, insistendo sul fatto di essere ancora sufficientemente in grado di gestire la campagna elettorale, preparandosi a una "tenzone" comunque più che incerta, anzi, quasi sicuramente destinata alla sconfitta.

Hanno "vinto" le pressioni dei tradizionali sostenitori economici, ossia dei finanziatori del "Democratic Party", che premevano per il ritiro.

Comunque fino a novembre i tempi sono ancora lunghi, vista anche la situazione internazionale, che è sempre "effervescente" (si vedano i recenti attacchi israeliani in Yemen), anche se il vantaggio di Trump sembra difficile da colmare per qualunque candidato democratico.

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