... parlando di toponomastica "cattolica" ...

Alcune considerazioni da parte mia, ma più che  altro di stampo sociologico, che non vorrebbero (necessariamente) essere polemiche.   

Che nell'immaginario collettivo italiano sia presente il cattolicesimo è indubbio: pensiamo al valore del "Patto del Nazareno": sede PD, Roma, sita in via del Nazareno, quindi nulla di particolare, ma fosse stata Via delle Botteghe Oscure, dove una volta era sito il PCI, nulla. Piazza del Gesù, dove aveva sede la vera "Balena Bianca", la DC, era forse troppo identificata con un partito "confessionale", mentre la confluenza di ex-comunisti ed ex-DC di sinistra (demitiani, prodiani, rosybindiani, sempre che ci siano, forse mattarelliani) "fa la forza". 

Uomini soli con tanto potere: questione pericolosa

Claudio Martelli, più volte ministro, ma soprattutto vicesegretario del Partito Socialista Italiano (PSI) negli anni della segreteria Craxi (con cui non era sempre "in pieno accordo"), oltre che protagonista della vita politica per anni, è anche un fine notista politico e un intellettuale: di recente nel "Quotidiano nazionale" del 31 marzo il suo "fondo" è dedicato al "Monopolio del potere", parlando di Renzi e della sua "egemonia" (il testo si intitola "Il monopolio del potere"), dove l'"asso pigliatutto" di Rignano sull'Arno è definito un "ciclone". 

Ma Martelli non si limita al tema del "leader" e del "leaderismo", comunque importante: come già rilevato un secolo circa fa, da studiosi come Michels, Mosca, Pareto, il "leader" e il suo "fascino" contano, per fortuna e talora purtroppo. Chi non ricorda il "decisionismo" di Craxi che infiammava il dibattito, con il PCI , la DC "di sinistra" e altri spiazzati e comunque sempre polemici, tanto da... voler distruggere dapprima politicamente, poi per via giudiziario-mediatica, il leader più "deciso" che "decisionista", riuscendoci poi, putroppo...? 

Ma oltre al tema del leader, dove Renzi appare un "gigante" ma tra "nani", Martelli rileva anche che "più di duecento deputati e senatori, di destra e sinistra, lasciano i loro partiti", ma che questa "non è una magia di Renzi". Parla invece del superamento della secca "alternativa tra centrodestra e centrosinistra" (forse mai del tutto realizzata, peraltro; il sogno bipartitico è rimasto nella mente, ritiene chi scrive, nelle menti di chi credeva d'essere in Inghilterra, USA, Australia o al massimo Francia; il che non vuol dire tout court auspicare il ritorno al "proporzionale", si badi) che cederebbe "il passo a un partito centrale, egemone, un partito unico del potere politico, pubblico, istituzionale e di governo;unico perché nettamente più forte di ciascuno dei suoi rivali divisi e inconciliabili". 

Martelli lamenta la debolezza della minoranza PD e di Berlusconi nel contrapporre a Renzi "una riforma democratica di stampo europeo", certo anche, aggiunge chi scrive, inceppata dalle troppe resistenze di mini-partiti à la NCD o come ora si chiama, con l'allargamento a Casini & Co... Ancora: Martelli lamenta che "Un leader unico, un partito unico, un capo dello Stato scelto dal Capo del governo come l'amministratore unico della RAI, come i nuovi vertici delle aziende pubbliche, come un preside toto potente in ogni scuola (riferimenti a provvedimenti già attuati o da attuare, nelle intenzioni de l"vate di Rignano", e.g.), contengono il rischio reale di un monopolio del potere e i monopoli del potere possono piacere alla gente e ai parlamentari nominati (non eletti, sottolinea neppure implicitamente Martelli, e.g.), ma sono il contrario della democrazia". 

Vero, certo, dove vengono fuori, però, tutte le contraddizioni del "leader carismatico", gradito alla gente (Letta era il simbolo dell'inefficacia, Monti quello del potere oppressivo di banche e oligopoli, Berlusconi di varie contraddizioni ma anche la vittima di manovre oscure - neppure troppo, in realtà - fin dalla sua "discesa in campo") ma monocratico-esclusivista... Ora, a livello comunale e provinciale (in tutta Italia, intendo) ciò può manifestarsi altrettanto, con "renzini" in ogni luogo. 

Limitandosi a Bolzano, il rischio concreto di una rielezione di Gigi Spagnolli addirittura al primo turno (scontato ormai l'appoggio della SVP, e la scarsa unione del fronte alternativo che però pare poter sperare di raggiungere un primo obiettivo: quello di costringere Spagnolli al ballottaggio nonostante l'appoggio SVP) purtroppo si profila: il sindaco uscente è il "clerosindaco" che stava con "Don Dino" (nel suo blog, a suo tempo), ossia con il gestore-dirigente d'allora del "Rainerum", che ha chiesto una sorta di "giuramento anti-gay" agli studenti, ma ora occhieggia ai gay (per bieche finalità elettorali, viene da pensare), e che guarda ancora una volta alla propria rielezione con durezza, con il suo piglio "duro", da montanaro avvezzo a decisioni rapide "passando sopra i cadaveri" ("über Leichen gehen", espressione idiomatica tedesca molto efficace). Ma tutta questa durezza poi si squaglia.

Al rischio di uno "Spagnolli" forever corrispondono il conformismo della SVP, le eterne controversie del centrodestra, le contraddizioni di una "sinistra estrema" che forse non è più neppure "sinistra", ma anche la pochezza di un elettorato che ricorda quel "volgo disperso che nome non ha" (Alessandro Manzoni, alias "Don Lisander"), troppo allevato in sacrestia più ancora che in parrocchia (riprendo una felicissima espressione di Francesco Cossiga a proposito del noto bigottismo di Oscar Luigi Scalfaro)... 

 Eugen Galasso
 

Elezioni comunali a Bolzano: arrivano segnali di fine della calma piatta

Calma piatta a BZ? Non proprio, se il Sindaco uscente Spagnolli non passa al primo turno (evviva!) e comunque perde voti (ancora come sopra) nei quartieri. Buono lo score della Lega, che propone, credo provocatoriamente (conosco Carlo Vettori e lo stimo) la Selbstbestimmung/autodeterminazione. 

Non esaltante, invece, purtroppo, quello del rassemblement di Forza Italia, dove funziona ancora negativamente l'effetto di passate gestioni contraddittorie e fuorvianti per l'elettorato. 

A Merano la coalizione della sinistra non PD, candidato sindaco Paul Rösch, mette in scacco la SVP. Ancora evviva, anche perché il partito/Sammelpartei, raccogliticcio, ormai, più che di raccolta, segna il passo anche in altri comuni. Tessuto sociale in fibrillazione? E'una speranza, ma è troppo presto per esprimersi con certezza, in mancanza di ulteriori elementi e conferme, in specie per un "transfugo" che, per motivi di salute, non ha nemmeno potuto votare.    

Dire di più è impossibile, ma speriamo che il secondo turno, quasi segnato, non dia molte speranze di gloria al purtroppo ri-vincitore probabile Spagnolli, che comunque sarà alle prese con le questioni giudiziarie aperte e la "pendenza" Benko...   

Eugen Galasso

Comune di Bolzano: Spagnolli ancora Sindaco, Urzì non passa (vediamo i perchè)

Pur se non con un risultato bulgaro-plebiscitario, ma con uno score discreto (57,7% versus 42,3% di Alessandro Urzì) Gigi Spagnolli torna ad essere sindaco di Bolzano per la terza volta, fatto inaudito e comunque realizzato per la prima volta. 

Non certo per meriti propri, anzi: ricordiamo solo qualche episodio di una politica contraddittoria, mai realmente al servizio del cittadino: improvvide prese di posizione a favore di Don Dino, ex-dirigente scolastico del "Rainerum" bolzanino, quando questi aveva sostanzialmente imposto una sorta di "giuramento dello studente" in chiave anti-gay, salvo poi accreditarsi presso l'associazione "Centaurus", dichiarazioni non solo affrettate ma decisamente sciocche contro Israele, quasi nel senso di un boicottaggio delle merci provenienti da quello Stato, l'entusiasmo mai negato verso il piano "Benko", nessun vero dissenso verso la politica provinciale quando blocca l'uso della bandiera italiana il 24 maggio... 

So che mi si può imputare di seguire la politica bolzanina da lontano (forse è vero, bisognerebbe stare in città per scriverne, ma giornali, Internet, conversazioni con amici suppliscono alla conoscenza diretta, almeno in gran parte), ma alcuni fatti sono innegabili e così chiari da non richiedere ulteriore commento. 

A quali elementi va fatta risalire la riconferma di Spagnolli: A) Il massiccio sostegno da parte dell'SVP, per cui si può parlare di un'"elezione blindata". Anche chi (di lingua tedesca) non ama Spagnolli, lo ha votato "turandosi il naso", per riprendere la storica espressione di Indro Montanelli, riferita, all'epoca, alla DC. Ma la SVP è entrata con queste elezioni in un momento molto critico di rapporto proprio con il suo elettorato: varrà il prezzo chiesto per l'appoggio a Spagnolli? B) L'associazionismo ha trovato in Spagnolli sponde sicure e fin troppo comode. Enumerare le associazioni favorite sarebbe scorretto, ma si tratta di una realtà da non trascurare; C) L'appoggio della Chiesa cattolica è stato palese nel corso degli anni (la proposta di candidare Gigi Spagnolli risale, e la cosa non è mai stata smentita... a Don Paolo Renner, peraltro valido teologo). Qualcuno/a avrà anche detto: un buon motivo per non votarlo. D'accordo, ma la vecchina e il vecchietto la pensano diversamente... ; D) Un altro vero motivo è la paura innata nei Bolzanini, timorosi di cambiare: conformisti, attaccati a tradizioni anche recenti, non hanno mai votato un candidaro laico; E) Spagnolli, con i suoi limiti, ha però ricevuto l'appoggio di chi fa parte del "gruppo di gestione" della città e anche della Provincia, ai quali evidentemente da garanzie di continuità.

 Ma vediamo anche le "colpe" dello schieramento avverso: Urzì proviene da una tradizione politica lontanissima da quella nella quale mi riconosco, ma ultimamente ha dimostrato pragmatismo, capacità di formare un "rassemblement" anche diverso da quello tradizionale della "destra". Ma proprio il suo passato nel partito della Destra bolzanina ne fa oggi la vittima di attacchi distruttivi - tutti sul personale - provenienti proprio, e solamente, da suoi vecchi camerati. 

La diaspora del MSI andrà studiata, anche guardando alle storie delle persone, finite nei partiti più diversi, mettendo in generale in mostra forti limiti.

C'è da dire che uno dei limiti tra i più evidenti della Destra in queste elezioni è stato proprio il non saper trasmettere all'elettore il senso di un nuovo disegno di città, diverso da quello di Spagnolli. Le scelte politiche di quest'ultimo non sono state certo il centro della campagna, quanto lo sono stati invece gli attacchi e le critiche alla persona. 

Ma quale è, per me, il motivo che più ha inciso nell'immediato delle scelte di molti elettori? Credo anche la presenza, tra i tardi-convertiti al voto "Pro Urzì", di quelli di "Casa Pound", movimento neofascista, con dichiarazioni sanzionabili anche penalmente dell'esponente politico Bonazza.

Mi pare evidente, più in generale, che certi appoggi al candidato del Centro-Destra sono arrivati tardi e in maniera parziale e contraddittoria. 

Eugen Galasso

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