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Talora, nonostante i veti che arriverebbero a riguardo dall'ineffabile regista-conducator TV, Michele Mirabella, è francamente impossibile rinunciare a giocare alle omonimie: la morte dell'ottasettenne maestro Lelio Luttazzi, compositore, cantante, pianista, attore, presentatore ci lascia un rimpianto incredibile, per noi che magari l'abbiamo conosciuto solo, da bambini e poi adolescenti, per "Hit Parade" e qualche apparizione TV... mentre, lo sappiamo, Luttazzi era stato un grande compositore di musicals, anzi commedie musicali, canzoni per cantanti famosi, colonne sonore etc.
Bonomia, humor, eleganza, un senso dello swing e del jazz, appreso, dal maestro di musica triestino dagli Alleati ma poi ricreato in salsa "triestina" e italiana in genere, persino in canzoncine (geniali, però, non meno di quelle di Cochi e Renato, interpretate dallo stesso Luttazzi) come "El can de Trieste" e "Sera che quando se deventa veci". Allontanato dalla TV negli anni Settanta, in seguito a vicende giudiziarie "cadutegli addosso", Luttazzi era "tornato", ma in souplesse, come nella sua natura gentile. Ma adesso mettiamo avanti l'omonimia: impossibile non pensare a un altro Luttazzi, Daniele, comico attautore, nativo di Santarcangelo di Romagna (nato nel 1961, quindi di almeno due generazioni posteriore a Lelio), diventato celebre in TV e a teatro con spettacoli, spesso di una volgarità insopportabile, sotto l'apparenza di un certo cinismo, nei quali l'obiettivo polemico erano, anni fa, i socialisti, ora Berlusconi, Forza Italia e il PDL... Altro stile, altra classe...Verrebbe da aggiungere, come fece Ugo Volli che regalò un bouquet di rose ad un'attrice di cui aveva stroncato un'interpretazione(risparmio dettagli scatologici della vicenda): "Ognuno regala ciò che ha"... Eugen Galasso
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