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Teatro, arte, letteratura, cinemaInteressante Wirthausoper con il regista-attore Roland Selva

lunedì 23 agosto 2010 | eugen

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Teatro, arte, letteratura, cinemaAl genio musicale di Lelio Luttazzi: un ricordo

martedì 27 luglio 2010 | eugen

article thumbnai Talora,  nonostante i veti che arriverebbero a riguardo dall'ineffabile regista-conducator TV, Michele Mirabella, è francamente impossibile rinunciare a giocare alle omonimie: la...
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Teatro, arte, letteratura, cinemaTeatro Zappa Theater di Merano

venerdì 18 giugno 2010 | eugen

article thumbnai Tra notevoli difficoltà legate al finanziamento, sempre oltremodo "parco", Evi Unterthiner, attrice e regista e Giovanni Zurzolo, drammaturgo  e regista, tempo fa...
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Cultura e spettacolo
Interessante Wirthausoper con il regista-attore Roland Selva

Questo "Heimatlos", "Wirthausoper" (opera da ristorante), ossia dramma-commedia da ristorante di Reinhard Gruber (testo) e Anton Prestele (musiche), proposto a Laimburg, segna una novità nel teatro sudtirolese.

E' la prima volta che si scherza e si può scherzare sul "Tiroler Adler", sullo scudo con l'aquila tirolese, che diventa un drappo multicolore, che si parla di sesso ed eros in modo un po' esplicito (volgare, magari, ma qu'importe?), che si parla (pur se è solo un accenno) di critica sociale, a proposito di disoccupazione (sembrava non esserci, nel "gesegnetes Land" - terra benedetta - di Magnago e Durnwalder!). 

Merito del regista e interprete protagonista (narratore) Roland Selva.

Eugen Galasso

 
Al genio musicale di Lelio Luttazzi: un ricordo
Talora,  nonostante i veti che arriverebbero a riguardo dall'ineffabile regista-conducator TV, Michele Mirabella, è francamente impossibile rinunciare a giocare alle omonimie: la morte dell'ottasettenne maestro Lelio Luttazzi, compositore, cantante, pianista,  attore, presentatore ci lascia un rimpianto incredibile, per noi che magari l'abbiamo conosciuto solo, da bambini e poi adolescenti,  per "Hit Parade" e qualche apparizione TV... mentre, lo sappiamo, Luttazzi era stato un grande compositore di musicals, anzi commedie musicali, canzoni per cantanti famosi, colonne sonore etc.  
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Teatro Zappa Theater di Merano

Tra notevoli difficoltà legate al finanziamento, sempre oltremodo "parco", Evi Unterthiner, attrice e regista e Giovanni Zurzolo, drammaturgo  e regista, tempo fa anche attore, portano avanti anche a Merano(dividendosi, però, anche con la Basilicata, dove vivono per lunga parte dell'anno e con il Centro-Italia)un'attività teatrale, e non solo, importante.

Ora, con il neocostituito gruppo "Teatro Zappa Theater",  dove già il nome richiama anche l'attività corporea e fisica-materiale del fare teatro, oltre alla produzione degli spettacoli, i due teatranti e imprenditori culturali propongono corsi teatrali "misti" ossia in italiano nelle scuole tedesche e viceversa, cosa che, soprattutto nelle scuole tedesche dell'Alto Adige e in varie rappresentanze politiche comunali, ha creato vari problemi. Il che è oltremodo significativo, purtroppo, per la realtà comunale meranese e non solo, in genere anche per tutto l'Alto Adige, che sarà anche stato "das gesegnete Land" (terra benedetta), come soleva dire Silvius Magnago,  ma a prezzo di rivalità forse sotterranee e silenziate, ma comunque sempre presenti.  

Da parte di chi scrive, l'augurio che anche spettacoli di Giovanni, come "Olio Petrolio", sulle indebite escavazioni a fini petroliferi in varie parte d'Italia, ma anche "Burlesque" di Evi, tornino a essere vedibili (o nel caso di "Olio Petrolio"abbiano una "prima") in questa strana provincia autonoma...  

Eugen Galasso 

 
Ricordando Hopper ed Easy Rider

Dennis Hopper è morto roso dal tumore, a 74 anni, dopo una vita "spericolata", tra alcol e droga. Attore, regista, fotografo, pittore, scrittore (ma tutto un po'occasionalmente, mentre la professione vera rimaneva quella del cinema). Attore già con James Dean (anni Cinquanta del 1900), poi soggettista, sceneggiatore  e  regista e interprete (con Peter Fonda e un Jack Nicholson quasi agli esordi) di"Easy Rider" (cavaliere dolce, poco a che vedere con la traduzione italiana "Libertà e paura", che rende solo in parte il senso del film), 1969, Hopper, "per intervalla insaniae" (negli intervalli della follia, ossia quando non beveva nè "tirava") aveva interpretato e diretto vari altri film: era stato il fotografo in "Apocalypse now" di Francis Ford Coppola e aveva un ruolo da "cattivo" in "Blue Velvet" di David Lynch.

Ma il vero film di Hopper, comunque, era rimasto "Easy Rider", un "cult", realizzato con  pochi mezzi, forse non "the top" a livello registico, ma espressione di un'epoca, quella degli hippies e del "flower power" (potere dei fiori), di quella controcultura "ribelle", che, da Dean in poi, ma soprattutto dalla beat generation in poi (Burroughs, Kerouac, Ginsberg, ma anche da tanti altri) s'era evoluta con il rifiuto della guerra in Vietnam e tanti altri fatti. "Hot Spot" e "Colors" sono alcuni degli altri suoi film da regista, ma chi ricorda" Easy Rider" è comunque fissato, giustmente su e con quel film.

Nel 1971,  avevo visto il film da ragazzino, non capendoci molto (o nulla?),  l'avrei poi rivisto per un totale di otto volte. Non un gran film, tecnicamente, ma espressione di un' epoca: "peace and love" (pace e amore), il mito del viaggio continuo ("On The Road" (sulla strada)  e "I Vagabondi del Dharma" di Jack Kerouac, ma anche tante altre opere letterarie e film) con tante contraddizioni, quelle per es., che rendono incomprensibile a un Europeo (in specie se di sinistra) perché egli sia stato anche"promoter" del Partito Repubblicano (conservatore, notoriamente).  In primo luogo tutti (molti, almeno) cambiano, nel corso della vita,  poi l'intellettuale" ha il diritto di contraddirsi e andarsene" (Baudelaire), poi, ancora, le categorie di destra e sinistra non rientrano negli scenari USA. Sicuramente, il "flower power" e la "rivoluzione americana" non è mai stata filocomunista, come dimostrano i testi di Timothy Leary, lo psichiatra e antropologo culturale, pensatore del "movimento" (molto composito), ingiustamente ricordato solo come "profeta dell'LSD". 

Bello, ma anche triste ricordare questo artista contraddittorio, dandy, pieno di "spleen" (ancora Baudelaire, che amava e leggeva, un po'sporadicamente), eroe della giovinezza e della vita, un pezzo della mia vita, poi dedicata ad altro. Un momento, "Easy Rider", in cui il cinema viene fecondato da poesia e cultura come mai, né prima né dopo... 

Detto da chi vive in modo molto diverso dal suo, in altre "realtà",  un sincero "Farewell, Dennis, my brother!".   

Eugen Galasso

 
Barbara Fingerle a 138 cm dal mondo. Bellissimo spettacolo

Barbara Fingerle, attrice grande, sicuramente eccelsa, ma non ci precipuamente di statura,  mette in scena con grande intelligenza questa sua statura (138 centimetri) in questo "A 138 centimetri dal mondo": ci ride sopra, ma racconta anche, con stile monologante ma sempre teatrale (cioè mimico, gestuale, di attenzione alla prossemica, cioè alle distanze  e alle vicinanze, il distanziarsi e l'appropinquarsi), a tratti intelligentemente clownesco la cosa, con intelligenti "breacks"in the wall, ossia brecce nel muro del tabù riguardante questo tema.

Lo spettacolo è bellissimo, commovente anche e soprattutto quando ci fa ridere, e come...  Una notevolissima attrice-autrice bolzanina, pur se qui il testo è del regista Antonio Viganò, un lombardo da anni attivo in varie parti d'Europa, con un'attenzione particolare alla ricerca, alla sperimentazione continua, sul testo scritto e su quello che non chiameremo "scenico"; ma adatto alla messa in scena, con tutti gli "slittamenti" del caso.

E, se Barbara e Viganò sono eccelsi, da notare l'intelligenza e il fiuto di Beate Sauer, del "Theater in Hof/Teatro in cortile", che  sa cogliere queste proposte importanti.  

Eugen Galasso

 
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