Cibi, locali e feste in Alto AdigePizzeria Funiculìlunedì 08 giugno 2009 | giacomo
Cosa c’è di nuovo?
QUI. VIA PALERMO, BOLZANO
“Per i nostri clienti, i migliori prodotti: dalla farina di prima qualità, alla mozzarella più... Continua...
Cibi, locali e feste in Alto AdigeLo strudel sull'Alpe di Siusidomenica 02 settembre 2007 | franco boscoloAntiche vicende conducono al 1526 e ad un periodo fondamentale per la storia d'Europa e per il "Baclava".
Il XVI Secolo è un'età di fermento. Il sultano... Continua...
Turismo
Le Dolomiti incluse nell’elenco dei siti Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco
Le Dolomiti incluse nell’elenco dei siti Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco
Il gruppo del Latemàr ne è uno dei grandi protagonisti come ci spiega Giulia Zanoni
“La salvaguardia delle Dolomiti nella loro integrità risulta imperativo categorico per l'uomo; non si tratta solo dell'importantissimo sistema ecologico che va rigorosamente tutelato a scanso di danni futuri irreparabili, ma anche del dovere etico verso una magnificenza naturale rara e quindi doppiamente preziosa. Tra tante brutture che la vita contemporanea ci riserva, dobbiamo difendere con irremovibile volontà le bellezze del pianeta che tanto influiscono sulla nostra vita.
In questo senso la nomina delle Dolomiti a patrimonio dell'umanità equivale a proporre per queste incredibili montagne, un’attenzione ed un rispetto ben maggiore di quello che oggi viene loro concesso. E inciterebbe stato, regioni, province, comuni a varare nuove norme a difesa della loro perfezione, e a far valere quelle esistenti al di là dei sotterfugi pseudo-legali con cui vengono troppo spesso aggirate ed ignorate.
Equivalendo ad atto di giustizia, perché tra le bellezze concesse alla terra, poche uguagliano la rara, estrema suggestione di questo gruppo di guglie che tanto abbellisce la nostra nazione”.
Così il Professor Spiro Dalla Porta Xidias, Presidente del Gism (Gruppo Italiano Scrittori di Montagna) in un suo intervento tratto da “Le Dolomiti, un manifesto per il futuro” – Soroptimist Club Bolzano ed. Praxis3.
Grazie alla geologia, proseguendo lungo le tracce di Déodat-Guy-Silvain-Tancrède de DOLOMIEU (1750-1801), le Dolomiti conquistano, alla fine, la tutela dell’Unesco. Svetta il “campione” di questa ideale tenzone: il gruppo del Latemàr. Sono soprattutto le sue vicende geologiche, ancora oggi misteriose, ad aver assestato il colpo vincente per l’agognata salvaguardia come ci spiega Giulia Zanoni, Socio Accademico del Gism (Gruppo Italiano Scrittori di Montagna), iscritta alla Sat di Trento e Socio Fondatore del Gmt (Gruppo Mineralogico Trentino). Giulia Zanoni è profonda conoscitrice del gruppo in parola, infatti, nel suo ultimo libro “Latemàr” (2008) spiega che raccoglie in quelle pagine il frutto e la sintesi dei suoi studi giovanili sul Latemàr (…) allora le parve una sorta di grande essere vivente, con il cuore dolomitico e le vene di caldo magma… In quelle vene di roccia quasi vive trascorse tante delle sue giornate di allora e ne colse il senso con la ragione ed il messaggio con l’istinto.
Fu proprio lei a raccontarci delle peculiarità geologiche del Latemàr e, sulla scorta delle motivazioni dell’Unesco, l’abbiamo incontrata per approfondire l’argomento.
Giovedì 16 aprile 2009 l’inaugurazione e il tutto esaurito. Inizia con il migliore degli auspici l’attività della pizzeria da asporto “Funiculì” in Via Palermo 10 a Bolzano. Dotata di un terrazzo dove gustare le pizze proposte – sia pure senza servizio ristorante – si candida come luogo d’incontro per tutti, anche per quegli anziani che, con calma e seduti, chiacchierando tranquillamente, desiderano concedersi lo sfizio di una pizza appetitosa. Con il tempo, “Funiculì” proporrà gastronomia da asporto ed altro ancora. Già attivo il servizio di consegna a domicilio senza dover sborsare un centesimo in più rispetto al costo della pizza.
“Per i nostri clienti, i migliori prodotti: dalla farina di prima qualità, alla mozzarella più buona; e poi il pomodoro, il prosciutto, l’origano, il basilico, ecc. Tutti prodotti sceltissimi”. Così il “patron” di “Funiculì”, emulo anche lui di Raffaele Esposito, il miglior pizzaiolo napoletano che, all’epoca, conquistò il gusto della Regina Margherita. Giusto puntare all’eccellenza, in nessun campo la mediocrità paga. Non dimentichiamo che la pizza è sì “un prodotto gastronomico che ha per base un impasto d’acqua, farina di frumento, e lievito, lavorato fino ad ottenere una forma piatta, cotto al forno e variamente condito”, ma non solo: per la verace pizza napoletana artigianale si sono definiti i parametri in una norma precisa, la UNI 10791:98 e l’Associazione Verace Pizza Napoletana si è fatta promotrice anche del disciplinare della Pizza Napoletana S.T.G. (Specialità Tradizionale Garantita); per non parlare della sua storia che risale ai primi anni del 1600. Fenomeno napoletano fino alla prima metà del 1900, è poi esploso con la diffusione di pizzerie in Italia e in tutto il mondo.
Non dimentichiamo poi una singolare coincidenza: “Funiculì” inizia la sua attività in un momento storico particolarissimo, infatti a Napoli si festeggiano i 120 anni della Pizza Margherita (perché la pizza è anche blasonata); l’11 giugno ci sarà grande festa nella città partenopea con una parte della Napoli di fine Ottocento che rivivrà nella magia di tamburini e sbandieratori, nobili, popolani e la carrozza con i Reali.
Un’eredità considerevole che “Funiculì” certo non disattende; a Bolzano, la tradizione della buona pizza napoletana continua.
effebì
Lo strudel sull'Alpe di Siusi
Antiche vicende conducono al 1526 e ad un periodo fondamentale per la storia d'Europa e per il "Baclava".
Il XVI Secolo è un'età di fermento. Il sultano Sülayman sconfigge gli Ungheresi nella tristemente famosa battaglia di Mohács nella quale muore Luigi II d'Ungheria. Nel 1541 i Turchi occupano Buda spezzando il paese in tre parti. Ebbe così inizio il loro dominio, durato 150 anni. Nel 1529 il sultano assedia, non di meno, Vienna. Per l'Europa un momento difficile e delicato di confronto con una cultura assai diversa. Pesanti anni di dominazione turca per l'Ungheria, poi, nel 1699, il trattato di Karlowitz migliora la situazione.
In un tempo così lungo si sono realizzati, ad ogni buon conto, preziosi scambi culturali, religiosi ed anche culinari.
L'occidente fa la conoscenza con il "Baclava", lo fa suo, lo rielabora. Alla ricetta originale, composta di noci, frutta secca e pane, il tutto reso morbido da un liquore, avvolto in una sfoglia e cotto in forno, è aggiunto un ingrediente decisivo: la mela. Da ultimo il dolce turco "Baclava", si sublima nello "Strudel" (il Baclava è ancora oggi molto comune in Turchia).
É un susseguirsi di fasti per lo squisito Strudel che, in seguito, da Vienna conquista i palati più fini invadendo dolcemente il Tirolo e le vallate italiane del Nord-Est con infinite rielaborazioni, sia salate, sia zuccherate. Financo lo yogurt ha il suo sapore.
In barba al "feroce Solimano", e dopo circa 500 anni, la Provincia di Bolzano artiglia la preda: sposa e fa suo lo Strudel, per sempre.
Infatti, dal 2000, egli appartiene alla nuova categoria dei "prodotti sudtirolesi di qualità".
Il dott. Werner Frick, assessore provinciale all'artigianato, industria e commercio, scrive: "Le pasticcerie e i panifici sudtirolesi si fanno garanti di questo ottimo prodotto. Nella preparazione dello Strudel sono rispettate regole severe: possono essere impiegati solo mele fresche e burro dell'Alto Adige".
Gradito anche lo spunto dell'Altopiano: "Apprezzo molto l'iniziativa culinaria delle «Settimane dello Strudel dell'Altipiano dello Sciliar», in quanto contribuisce a far conoscere al pubblico la nostra dolce specialità".
C'è anche il primato; nel corso delle manifestazioni - svoltesi dal 4 al 18 settembre sull'Altipiano dello Sciliar - a Siusi è stato realizzato lo Strudel più lungo. Ben cinquanta metri di golosità per trecento kg di mele. Sette le ore di lavoro per sei pasticceri: "Non è stato facile preparare ingredienti e dosi per uno strudel così grande; poi, essendo la kermesse alla sua prima, non potevamo sapere quanto pubblico avrebbe partecipato!" così il sig. Walter Marmsoler membro del comitato organizzatore. Il famoso dolce è stato, alla fine, sezionato e poggiato in bella vista sui tre lati di una di una piramide alta quattro metri.
Tutti hanno gradito, e il record, trasformato in fette, è svanito in poche ore: bambini e adulti non hanno saputo resistere.
Soddisfatta l'organizzazione dell'evento; vista l'affluenza di pubblico, la piacevole giornata verrà riproposta negli anni futuri come ci assicura il sig. Walter Marmsoler. Le settimane dello Strudel hanno coinvolto Fiè, Siusi, Castelrotto, l'Alpe di Siusi ed hanno ottenuto un ottimo riscontro di pubblico.
Franco Boscolo
Fonte: IPSSAR Istituto Alberghiero di Cortina (Sito)
scialpinismo: una passione da coltivare con delle cautele
L'esercizio della pratica degli sport invernali è sempre più oggetto di attenzione da parte del legislatore che tende ad introdurre regole nuove allo scopo di ridurre incidenti gravi dovuti all'imprudenza e al "traffico" congestionato sulle piste. Si incolpano gli sci alpinisti, gli appassionati del fuori-pista, gli snowboarder, gli appassionati cioè delle attività senza strutture, di causare distacchi di neve e di disturbare la natura. Quando il discorso divaga sul clima che cambia, si disquisisce sulla necessità della neve artificiale, a sua volta però concausa di "sinistri".
Intorno alla neve è davvero cresciuto un vespaio di problemi che coinvolgono interessi grandissimi e che normative, come la legge 24 dicembre 2003 n. 363 (Norme in materia di sicurezza nella pratica degli sport invernali da discesa e da fondo), tentano di gestire. Vorremmo iniziare a dipanare la matassa partendo dallo sci-alpinismo e dallo specifico dei problemi naturalistici ad esso legati. Ci aiuterà, nell'approfondimento, Luciano Filippi, Istruttore Nazionale di Sci Alpinismo nonché vicepresidente del SVI (Servizio Valanghe Italiano) - organo tecnico centrale del Cai che si occupa di prevenzione in ambiente innevato - e direttore della sua Scuola Centrale.
Siamo andati in Croazia per ben cinque estati consecutive. Partivamo sempre da Trieste, in barca. Trieste è una città incantevole, respiri la storia dell'Austria-Ungheria, dell'impero avviato alla decadenza che aveva scelto questa città come porto principale per l'Austria, e Fiume (Rijeka) per l'Ungheria. In Istria, a Porec, Rovigno, ecc., vedi invece l'impronta secolare del dominio veneziano.
I porti e il mare sono dunque parte integrante di Trieste (in alto una foto scattata al Molo Audace di Trieste). Solo arrivando dal mare, ti accorgi di quanto sia grande il suo golfo. Del resto inizia a Grado e finisce al confine con la Slovenia. I porti e i porticcioli sono tantissimi. Ci sono quelli romantici e pittoreschi come quelli di Grignano e Muggia, ci sono i marina come San Rocco, c'è il porto per imbarcazioni da diporto davanti a piazza Unità (La Sacchetta), e ci sono una miriade di pontili e pontiletti nella zona più interna del porto vero e proprio. Un porto visto dall'interno è davvero impressionante.