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Dibattito socialista
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El PAIS: ai socialisti manca la strategia europea di fronte a questa crisi |
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"Los socialistas han sido incapaces de formular una estrategia europea propia frente a la grave recesiòn economica. La derecha europea gestionarà con manos libres la peor crisis de la UE" (Andreas Mirné", fondo d i"El Paìs", 9 giugno 2009). Che in parte l'autorevole economista e politologo-commentatore abbia ragione, è indubitabile: ma dobbiamo anche ricordare che il Partito Socialista Europeo, come tale, è estremamente flou, contenendo al proprio interno tutto e il contrario di tutto: la SPD tedesca, che con il deputato europeo Schmidt, nel 2001, aveva esordito offendendo con insulti il neo-presidente del consiglio italiano ma anche (allora) presidente europeo (era il semestre italiano) Berlusconi, un PSF (socialisti francesi) di grande tradizione ma diviso al suo interno, "ammaccato" dopo la sconfitta clamorosa del 2007, che ha portato al potere Sarkozy, tra l'altro con molti socialisti passati con il partito ex-gaullista-idem come in Italia, dove molti ministri dell'attuale governo Berlusconi sono di provenienza socialista, come anche il Nuovo PSI, che ha aderito al PDL.
I giochi sono da rifare, certo, perché il "Welfare dalla culla alla tomba" (modello delle socialdemocrazie scandinave, anch'esse in crisi) non "tira più", anzi non va più bene, ma bisogna anche tener conto del fatto che le "destre europee", citate nel testo di El Paìs, dove però metterei il lemma al plurale, essendo esse diverse e non racchiudibili in un unico "dominio" sono cambiate anch'esse, si sono "meticciate" e l'ultraliberismo non è più all'ordine del giorno da nessuna parte d'Europa, a parte (forse, ma anche là con molti distinguo) in qualche paese dell'Est europeo.
Eugen Galasso
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Riflessioni su "Il signor C. armato di penna" |
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Leggendo con molta attenzione (sono riuscito a farlo dopo kermesse lavorativa e di studio d'altro tipo) il numero speciale di "Critica sociale. Colloqui italo britannici 1-2", che è un'antologia di scritti sulla critica del'94-'96, ossia "Il signor C. armato di penna", dove ovviamente C è riferito a Bettino Craxi (e le analogie forti tra Craxi e Gaber ci sono, essendo scomodi entrambi e irriducibili ai blocchi, sicuramente, ma anche non certo gestibili "a sinistra" - tanto che al funerale di Gaber c'era solo, senza alcun rumore, Berlusconi...), ho ulteriormente ribadito le mie convinzioni, riassumibili in alcuni punti: A) Tangentopoli fu una manovra convinta di comunisti, "sinistra cattolica" (non tutta, ma certo molti suoi settori), "Pm d'assalto", che aveva principalmente l'obiettivo di incastrare Craxi e il PSI, unica forza politica "altra"; B) chi oggi rivendica l'eredità di Craxi da "sinistra" commette due errori, perché: 1) non esiste più la sinistra come forza propulsiva e piena di contenuti e proposte, esiste solo come fantasma giustizialista ; 2) proprio la sinistra comunista era anti-Craxi e lo uccise, sostanzialmente; C) mi sembra fondata l'opinione che ho tratto da alcuni commenti secondo i quali Di Pietro è ritenuto in sospetto di essere stato corrotto e amico di persone accusate di essere corrotte e quindi, conseguentemente, questi commentatori sostengono che egli abbia accusato altri di corruzione per distogliere da sé ogni ombra di sospetto...
Molte cose sono ancora da approfondire, ma ho idea che Bettino Craxi aveva capito tutti e tutto, come si vede in questi scritti disponibili in vari volumi, oltre che nel citato opuscolo/libretto.
Eugen Galasso
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Si al socialismo nazionale di Craxi, Gonzales e Brandt per rianimare l'internazionale socialista |
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Negli anni Ottanta l'intuizione europea di un socialismo nazionale (non nazionalistico, semmai patriottico) di Bettino Craxi, Michael Rocard, Felipe Gonzalez, Willy Brandt, Franz Wranitski, non era solo da intendere come presa d'atto della crisi dell'Internazionale Socialista (che rimane referente importante, ma non unico, per il socialismo e la socialdemocrazia), ma come consapevolezza di ancorare nei singoli paesi (Italia, Francia, Spagna, Germania, Austria), un progetto che rimane utopia, ma utopia concreta, realizzabile, senza improvvide fughe in avanti, facendo i conti (letteralmente, non metaforicamente) con la situazione economica e sociale dei singoli paesi.
Ora questo progetto-ammonimento, nell'epoca della crisi globale e generalizzata, rimane validissimo. Rileggendo i testi dell'epoca ("sparsi"/raccolti in più volumi) sembra importante riscoprirne la carica profetica, assolutamente attuale. In questo modo, poi, sembra molto importante riattivare il circuito virtuoso dell'Internazionale socialista, oggi troppo disposta ad accogliere partiti di derivazione liberticida ("fascismo rosso", da cui non è immune, tra gli altri, l'italiano PD) e a soluzione di piccolo cabotaggio a livello diplomatico, di risoluzione dei conflitti.
Eugen Galasso
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Chi ha visto più lontano ... |
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Il 27 agosto 1978 usciva "Il Vangelo socialista" di Bettino Craxi (e non del sociologo Luciano Pellicani, che si limitò ad una consulenza storico-culturale), nella quale lo statista, allora da due anni "solo" segretario socialista (PSI, per la precisione - presidente del Consiglio lo sarebbe diventato negli anni Ottanta), rivendicava il pensiero di Proudhon contro quello di Marx.
Contro il collettivismo burocratico, che è poi "realizzato" nel leninismo, nella rivoluzione bolscevica e negli stati "socialisti", in senso marx-leninista, il compianto, indimenticabile, Bettino Craxi avrebbe posto la diversità del modello proudhoniano contro la statalizzazione integrale e l'illibertà bolscevica e neo-bolscevica, in un momento in cui anche il PCI, più o meno, con scarsi distinguo, era "tornato all'ovile sovietico", lasciando sostanzialmente cadere l'eurocomunismo e le "eresie" rispetto al modello leninista-stalinista (anche a voler essere generosi con Wladimir Ilic Ulianov, alias Lenin, certamente diverso da Josip Wissorowitch, alias Stalin, già Lenin aveva dato la stura alla repressione della rivolta di Kronstadt, con Trotsky, ma anche alla teoria del partito unico - quello bolscevico e anche alle epurazioni all'interno dello stesso).
Craxi, proudhoniano (ma a favore del socialismo libertario, ben ricordato da Angelo Simonazzi in un bellissimo articolo/saggio ne "L'Avanti" di domenica 24 maggio, anche autori come Charles Fourier, Louis Blanc e altri ancora), rimane un baluardo contro totalitarismi vecchi e nuovi.
Dieci anni e poco più dopo questo saggio (tra il 1989 e il 1991) sarebbero caduti, anzi crollati, prima i paesi satelliti, poi la stessa URSS, a dimostrazione del fatto che Vandervelde, Bernstein e Turati - solo alcuni nomi - avevano visto più lontano dei Gramsci, dei Togliatti, dei Thorez.
Eugen Galasso
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Nuovo PSI di Bolzano: verso il Pdl (tra superficialità ed aperture) |
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Sabato 14 il Nuovo PSI di Bolzano è stato invitato ad una manifestazione organizzata da settori di An e FI che aveva lo scopo di inquadrare la linea politica che il nuovo partito, il PdL, dovrebbe seguire in Alto Adige. Alla manifestazione, significativamente, erano presenti sindacalisti di tutte le organizzazioni nazionali, il deputato locale del PD, il Sindaco del PD, esponenti Udc, ed anche il Nuovo PSI.
Non altrettanto bene è andata la riunione convocata dalle dirigenze ufficiali di AN e FI locali, ed alla quale - senza alcuna motivazione plausibile - il Nuovo PSI (che pur è parte costituente dela PDL) non è stato chiamato a partecipare. E che non lo facciano le dirigenze ufficiali, mentre lo fa chi non ha questo ruolo, è davvero significativo.
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