Eugen Galasso

Eugen Galasso

Giorgio Antonucci, il medico che ha aperto "davvero" i reparti psichiatrici

Il dottor Giorgio Antonucci, notoriamente, non ha bisogno di presentazione. In varie pubblicazioni, anche poetiche (la più recente "Diario dal Manicomio", Milano, Spirali), sospese tra poesia, diario e riflessione, ha negato il concetto di "malattia mentale". Lo ha fatto, però, sempre, tenendo presente la "prassi clinica": da giovanissimo medico fiorentino, dapprima, frequentando un personaggio come Roberto Assagioli, il fondatore della psicosintesi, colui che Freud aveva indicato a Jung quale il tramite-diffusore della psicoanalisi in Italia.

Uno sguardo indietro: Almarik e le sue previsioni sulla fine dell'URSS

Se si rilegge l'aureo libretto di Andrej Amalrik "Sopravviverà l'Unione Sovietica fino al 1984?" (in italiano Roma, Coines edizioni e Alexander Herzen Foundation, Amstel 268, Amsterdam, 1971, mentre l'originale è di due anni prima, aprile-maggio-giugno 1969) ci accorgiamo subito di alcuni problemi: prima di tutto, nel volume l'allora trentenne storico (nato nel 1938, morto nel 1980 a causa di un incidente stradale, ma dopo anni di passati in detenzione per motivi politici), dissidente russo (sovietico, ma non per appartenenza ideologica) ci accorgiamo che le previsioni e la futurologia devono essere maneggiate con un po' di prudenza.

Amalrik, storico intelligente quanto a tratti, appunto, "imprudente", individua (si parla di fine anni 1960) tre forze che si oppongono all'allora regime URSS (ricordiamo che Gorbacev arriva quasi vent'anni dopo): "il marxismo-leninismo autentico, l'ideologia cristiana e quella liberale" (op.cit., p. 31). Intellighenzia, quella di questi gruppi o meglio "classe media", come dice Amalrik stesso, ma si tratta, dice l'autore, di "ideologie piuttosto vaghe"(cit., p.32), di un corpo sociale sostanzialmente rinunciatario, che forse non sarebbe stato in grado di combattere efficacemente il regime.

La condanna a Bossi per vilipendio: assurdo un reato simile in democrazia

La condanna di Umberto Bossi a 18 mesi per vilipendio al Capo dello Stato e al Presidente del Consiglio, nel 2011 (erano rispettivamente in carica Giorgio Napolitano e Mario Monti), appare assurda.

In primis l'articolo del Codice Penale che prevede il "reato di vilipendio" è il 290, essendo ancora in vigore il Codice penale fascista. Se lo Stato è "democratico" non si vede perché non se possano criticare, anche pesantemente, le istituzioni. Oltre a tutto, dato che l'applicazione è retroattiva(nessuno dei due "offesi" è più in carica), il tutto ha il sapore di una ritorsione - "condanna politica". Il tutto è grottesco, considerati anche i problemi che ci sono.

Fosse stato, probabilmente, un leader della "sinistra", magari del PD, le attenuanti del caso si sarebbero fatte funzionare tutte e pienamente, ma, dato che si tratta di Bossi, i cui toni possono essere esagerati (ma nel comizio chi non "esagera", certo con diverse varianti, con declinazioni diverse e varie dell'"esagerazione"?), ma che è ormai "fuori dal giro", ma rimane "padre nobile" della Lega, la magistratura, in gran parte di "sinistra", si scatena.

Lasciamo perdere il fatto che l'anziano leader da anni stia male, che le sue condizioni fisiche e psico-fisiche siano visibilmente alterate. Il reato di vilipendio è anacronistico, mutuato, come si è detto, dal fascismo e dal Codice penale Rocco, in gran parte ancora vigente (già questa è una palese assurdità), certo non modificato in questa parte: i legislatori supponendo, dovremmo evincerne, che le istituzioni siano così fragili da essere scalfite da ogni pensiero, opinione espressa ad alta voce di un cittadino, magari "autorevole". Un complesso di assurdità, invero, preso sul serio... Quando c'è di mezzo chi "non è moderato", non accetta supinamente i diktat, la tagliola incombe e "funziona"...

Eugen Galasso

Catalogna: il peso delle ragioni economiche sul voto di domenica

Tante analisi e tanti commenti (El Pais di domenica 27 ne pullula letteralmente) sul voto spagnolo o meglio, vista la situazione, catalano.

L'"indipendentismo" di Mas & Co.si è affermato, ma non ha vinto-stravinto. Vedremo il seguito, ma, se si sono tirati in ballo i concetti di nazione, nazionalismo, patriottismo (con una bella definizione di Ambrose Bierce...), di Stato, di grandi valori e ideali, ma, forse (forse, non esclude le motivazioni ideali...) il tutto ha motivi soprattutto socio-economici, come vorrebbe il materialismo storico: Cataluna (la Catalogna) è più ricca del resto della Spagna (o della Spagna, Mas dicit et dixit).

Lasciamo da parte le interpretazioni, di parte o meno... certo non gioiranno i separatisti -indipendentisti di ogni altra parte d'Europa, che speravano in un risultato molto più netto, ma non è ancora detta l'ultima parola. Certo gli Italiani non potranno più dire "Viva la Francia, viva la Spagna, purché se magna", vecchio detto da commedia dell'arte, in quanto senza Cataluna la Spagna sarebbe certamente più povera. 

  
E.Galasso     

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